Le linee tracciate dal modello dominante di sviluppo, imposto dal sistema capitalistico-finanziario, sono ritenute da molto tempo l'unica alternativa di riferimento per la "crescita economica" tanto da essere divenute il solo ed unico modello con cui confrontarsi e da cui derivare strategie e politiche, anche locali, per tutti quei paesi che ambiscano a raggiungere uno sviluppo considerato "alla pari". Questo modello si scontra oggi con la crisi che, in verità, già da qualche anno diversi pensatori paventavano e che nelle cronache degli ultimi mesi si è manifestata, e forse, non ancora nelle sue reali dimensioni. In questo scenario, le ricerche e gli studi, partiti dal turismo relazionale integrato, si sono posti l'obiettivo di alimentare il dibattito sulla presunta insostituibilità del "modello" e sulla reale possibilità di animare un'alternativa a partire da un'area, il Mediterraneo, costretta fra "leggi del mercato globale" e "risorse reali ostinatamente territorializzate". L'approccio al tema di uno sviluppo territoriale rinnovato, ricercato strumentalmente attraverso la rilettura del turismo in chiave di supporto per la valorizzazione endogena e durevolmente autosostenibile dei piccoli sistemi locali di offerta, assieme alla ricollocazione della dimensione "relazionale" come catalizzatrice dell'integrazione nelle dimensioni territoriali tipiche della scala locale (strategiche, politiche, architettoniche, economiche, sociali, ambientali, storiche, culturali, ecc.), hanno guidato l'attività di una ricerca transdisciplinare per giungere all'individuazione di una, fra le possibili, alternativa mediterranea allo sviluppo.

Animare un'alternativa mediterranea allo sviluppo (dominante)

NASELLI, FABIO
2012

Abstract

Le linee tracciate dal modello dominante di sviluppo, imposto dal sistema capitalistico-finanziario, sono ritenute da molto tempo l'unica alternativa di riferimento per la "crescita economica" tanto da essere divenute il solo ed unico modello con cui confrontarsi e da cui derivare strategie e politiche, anche locali, per tutti quei paesi che ambiscano a raggiungere uno sviluppo considerato "alla pari". Questo modello si scontra oggi con la crisi che, in verità, già da qualche anno diversi pensatori paventavano e che nelle cronache degli ultimi mesi si è manifestata, e forse, non ancora nelle sue reali dimensioni. In questo scenario, le ricerche e gli studi, partiti dal turismo relazionale integrato, si sono posti l'obiettivo di alimentare il dibattito sulla presunta insostituibilità del "modello" e sulla reale possibilità di animare un'alternativa a partire da un'area, il Mediterraneo, costretta fra "leggi del mercato globale" e "risorse reali ostinatamente territorializzate". L'approccio al tema di uno sviluppo territoriale rinnovato, ricercato strumentalmente attraverso la rilettura del turismo in chiave di supporto per la valorizzazione endogena e durevolmente autosostenibile dei piccoli sistemi locali di offerta, assieme alla ricollocazione della dimensione "relazionale" come catalizzatrice dell'integrazione nelle dimensioni territoriali tipiche della scala locale (strategiche, politiche, architettoniche, economiche, sociali, ambientali, storiche, culturali, ecc.), hanno guidato l'attività di una ricerca transdisciplinare per giungere all'individuazione di una, fra le possibili, alternativa mediterranea allo sviluppo.
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