Si sottopone a revisione critica l’orientamento, diffuso soprattutto in tempi recenti, secondo il quale la confarreatio sarebbe stata, al tempo stesso, forma di matrimonio e modo attraverso il quale il marito acquistava la manus sulla moglie: sarebbe stata, cioè, una forma di matrimonium cum manu. L’analisi ha, più specificamente, ad oggetto: Gai 1.112, 1.136; Tit. Ulp. 9.1; Dion. di Alic. 2.25.2-5; Serv., Georg. 1.31; ad Aen., 4.374; Fest., Gloss. Abol. CO 102 s.v. confarreatis nuptiis. Nonostante la suggestione che tali fonti possono esercitare nella direzione ricordata, non è possibile condividere il risultato cui è pervenuto l’orientamento in discussione. Per ciò che riguarda, in particolare, l’espressione nuptiae confarreatae, più volte ricorrente nelle fonti, deve rilevarsi che essa non indica in alcun modo l’atto costitutivo del matrimonio (una sua forma, per l’appunto), ma sta a significare qualcosa di ben diverso. Essa sottolinea la intervenuta integrazione, nelle cerimonie nuziali attuate, del rito della confarreatio, che, così qualificandole, ne determinava complessive conseguenze (di ordine religioso e giuridico) sullo status delle persone che, a seguito di quelle nuptiae, si sarebbero trovate “in matrimonio”. [Abstract: ― The Author criticizes the present scholars’ direction according to which the confarreatio was not only a way for the husband to acquire the manus over the wife but, at the same time, a form of marriage. The analysis of the sources concerns mainly: Gai 1.112, 1.136; Tit. Ulp. 9.1; Dion. Halicarn. 2.25.2-5; Serv., Georg. 1.31; ad Aen., 4.374; Fest., Gloss. Abol. CO 102 s.v. confarreatis nuptiis. Although these sources seem indeed to support the criticized direction, nevertheless the results this direction leads to are unacceptable. With particular regard to the often recurring words nuptiae confarreatae, it must be pointed out that they do not mean at all the marriage (or a form of marriage) but something very different. In the Author’s opinion, instead, they mean that the c. had been integrated in the wedding, with the result that the c. characterized the wedding and, by that, determined overall religious and legal consequences on the status of those people that, because of that nuptiae would have been “in matrimonio”].

Confarreatio e svolgimento delle nozze

CRISTALDI, SALVATORE ANTONIO
2014

Abstract

Si sottopone a revisione critica l’orientamento, diffuso soprattutto in tempi recenti, secondo il quale la confarreatio sarebbe stata, al tempo stesso, forma di matrimonio e modo attraverso il quale il marito acquistava la manus sulla moglie: sarebbe stata, cioè, una forma di matrimonium cum manu. L’analisi ha, più specificamente, ad oggetto: Gai 1.112, 1.136; Tit. Ulp. 9.1; Dion. di Alic. 2.25.2-5; Serv., Georg. 1.31; ad Aen., 4.374; Fest., Gloss. Abol. CO 102 s.v. confarreatis nuptiis. Nonostante la suggestione che tali fonti possono esercitare nella direzione ricordata, non è possibile condividere il risultato cui è pervenuto l’orientamento in discussione. Per ciò che riguarda, in particolare, l’espressione nuptiae confarreatae, più volte ricorrente nelle fonti, deve rilevarsi che essa non indica in alcun modo l’atto costitutivo del matrimonio (una sua forma, per l’appunto), ma sta a significare qualcosa di ben diverso. Essa sottolinea la intervenuta integrazione, nelle cerimonie nuziali attuate, del rito della confarreatio, che, così qualificandole, ne determinava complessive conseguenze (di ordine religioso e giuridico) sullo status delle persone che, a seguito di quelle nuptiae, si sarebbero trovate “in matrimonio”. [Abstract: ― The Author criticizes the present scholars’ direction according to which the confarreatio was not only a way for the husband to acquire the manus over the wife but, at the same time, a form of marriage. The analysis of the sources concerns mainly: Gai 1.112, 1.136; Tit. Ulp. 9.1; Dion. Halicarn. 2.25.2-5; Serv., Georg. 1.31; ad Aen., 4.374; Fest., Gloss. Abol. CO 102 s.v. confarreatis nuptiis. Although these sources seem indeed to support the criticized direction, nevertheless the results this direction leads to are unacceptable. With particular regard to the often recurring words nuptiae confarreatae, it must be pointed out that they do not mean at all the marriage (or a form of marriage) but something very different. In the Author’s opinion, instead, they mean that the c. had been integrated in the wedding, with the result that the c. characterized the wedding and, by that, determined overall religious and legal consequences on the status of those people that, because of that nuptiae would have been “in matrimonio”].
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