L’esigenza del recupero di quella “confortevole” certezza della città delle origini, ovvero di quell'archetipo che l’ambiente urbano possa davvero fornire occasioni per migliorare la qualità della vita dei suoi vecchi e nuovi abitanti (più avanti parleremo di “utenti” in un senso più ampio) ha però, e per fortuna, rimesso recentemente in discussione questo orientamento, residuo di una impostazione fortemente illumi-positivo-razionalista elaborata sulle urgenze derivate dall'esplosione dimensionale della prima città industriale. Già nell’ultimo decennio del secolo scorso si era fatta ampiamente largo un’idea di urbanizzazione molto diversa; l’idea di una urbanizzazione che si costruisse sul territorio interessando “strutturalmente” e col dovuto riguardo quel suolo libero (aree de-funzionalizzate, suoli agricoli, vuoti urbani, spazi aperti e verdi, piazze, strade e viali, rotonde e rotatorie, spartitraffico, ecc.) che impegna superfici, anche notevoli, e capace di esprimere oggi nuovi ruoli di servizio, nati con la trasformazione di molti degli aspetti della vita in ambiente urbano. Suoli di sutura fra parti urbane, a volte di cuscinetto o di filtro fra o attorno i volumi edificati, assieme a quel vasto range di nuovi ruoli e di nuove funzioni, emersi con estrema chiarezza in questa prima parte del XXI Secolo, e destinati a trasformare, profondamente, le nostre città e le nostre abitudini d’uso della struttura urbana e del suo sistema di relazioni fisiche e virtuali5. Ma per parlare di progetto dello spazio urbano e di sua nuova risposta funzionale, tecnologica ed estetica non basta, da sola, nessuna delle scale del progetto. È necessario guardare anche a nuovi strumenti; strumenti derivati dall’integrazione fra gli strumenti esistenti in quella nuova dimensione transcalare e transdisciplinare, non occasionale ma strutturale. Diventa necessaria una vera e propria design therapy che, in un’ottica integrata e sistemica, metta assieme le scale tradizionali dell’urbanistica, dell’architettura e del design.

Dalla città al cucchiaio… e dal cucchiaio alla città

NASELLI, FABIO
2016

Abstract

L’esigenza del recupero di quella “confortevole” certezza della città delle origini, ovvero di quell'archetipo che l’ambiente urbano possa davvero fornire occasioni per migliorare la qualità della vita dei suoi vecchi e nuovi abitanti (più avanti parleremo di “utenti” in un senso più ampio) ha però, e per fortuna, rimesso recentemente in discussione questo orientamento, residuo di una impostazione fortemente illumi-positivo-razionalista elaborata sulle urgenze derivate dall'esplosione dimensionale della prima città industriale. Già nell’ultimo decennio del secolo scorso si era fatta ampiamente largo un’idea di urbanizzazione molto diversa; l’idea di una urbanizzazione che si costruisse sul territorio interessando “strutturalmente” e col dovuto riguardo quel suolo libero (aree de-funzionalizzate, suoli agricoli, vuoti urbani, spazi aperti e verdi, piazze, strade e viali, rotonde e rotatorie, spartitraffico, ecc.) che impegna superfici, anche notevoli, e capace di esprimere oggi nuovi ruoli di servizio, nati con la trasformazione di molti degli aspetti della vita in ambiente urbano. Suoli di sutura fra parti urbane, a volte di cuscinetto o di filtro fra o attorno i volumi edificati, assieme a quel vasto range di nuovi ruoli e di nuove funzioni, emersi con estrema chiarezza in questa prima parte del XXI Secolo, e destinati a trasformare, profondamente, le nostre città e le nostre abitudini d’uso della struttura urbana e del suo sistema di relazioni fisiche e virtuali5. Ma per parlare di progetto dello spazio urbano e di sua nuova risposta funzionale, tecnologica ed estetica non basta, da sola, nessuna delle scale del progetto. È necessario guardare anche a nuovi strumenti; strumenti derivati dall’integrazione fra gli strumenti esistenti in quella nuova dimensione transcalare e transdisciplinare, non occasionale ma strutturale. Diventa necessaria una vera e propria design therapy che, in un’ottica integrata e sistemica, metta assieme le scale tradizionali dell’urbanistica, dell’architettura e del design.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11387/113197
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