Questo contributo scaturisce da una ricognizione della documentazione storica e archeologica sul complesso di Santa Sabina all’Aventino, commissionata nei primi anni Duemila dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), volto a formulare una proposta di revisione dei criteri generali di documentazione delle strutture murarie. La stratificazione del complesso e dell’area adiacente ben si prestava allo scopo, vista la sua articolata storia diacronica. L’intervento, presentato nel marzo 2015 in un incontro internazionale promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma e ospitato dall’American Academy at Rome, si propone una rassegna e riflessione sugli studi editi ed inediti degli ultimi decenni condotti da studiosi italiani, francesi e inglesi, puntando l’attenzione in particolare sulle problematiche fasi medievali del complesso e di questo settore dell’Aventino, interessato già nell’alto medioevo dalla presenza di dimore aristocratiche citate dalle fonti e poi dall’inclusione nella medievale “Rocca Savella”. Vengono qui sintetizzati gli importanti risultati di ricerche del passato più recente, con indagini specifiche sia sulle fasi del passaggio tra tarda antichità ed alto medioevo (ritrovamento di pitture bizantine nel nartece, attribuite alla fine del VII - inizi VIII secolo), che sull’arredo liturgico altomedievale, con analisi di tipo storico-artistico e tecnologico delle sculture, con l’individuazione di parti della struttura di fortificazione medievale all’interno del convento, lette secondo i principi della “archeologia dell’architettura”. Questi risultati sono frutto del coinvolgimento di competenze archeologiche e storico-artistiche in interventi di restauro, ma nel confronto con gli archeologi che si occupano di questo settore della Roma antica e medievale sono state apprezzate le suggestioni derivate dalla ricognizione analitica sui materiali d’archivio, in particolare per quel che riguarda la loro dispersione in età post-unitaria, nel periodo che vide una temporanea perdita di funzione del convento, trasformato per alcuni decenni in Lazzaretto comunale. Ciò ha consentito, infatti, il rinvenimento di documenti inediti, sconosciuti negli studi precedenti, probabilmente perché collocati in archivi diversi dal consueto perché frutto di operazioni tecnico-amministrative successive al passaggio di alcuni beni ecclesiastici al neonato Stato italiano. Di particolare importanza, una serie di accurate planimetrie dei vari livelli del Convento di Santa Sabina, risalenti al 1882 (dunque le più antiche al momento note), realizzate per il passaggio dell’Asse Ecclesiastico, fondamentali per comprendere anche le descrizioni documentate in precedenza.

Santa Sabina all’Aventino. La documentazione d’archivio per la ricostruzione del complesso in età medievale e moderna

Sereni, Anna
Investigation
2017

Abstract

Questo contributo scaturisce da una ricognizione della documentazione storica e archeologica sul complesso di Santa Sabina all’Aventino, commissionata nei primi anni Duemila dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), volto a formulare una proposta di revisione dei criteri generali di documentazione delle strutture murarie. La stratificazione del complesso e dell’area adiacente ben si prestava allo scopo, vista la sua articolata storia diacronica. L’intervento, presentato nel marzo 2015 in un incontro internazionale promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma e ospitato dall’American Academy at Rome, si propone una rassegna e riflessione sugli studi editi ed inediti degli ultimi decenni condotti da studiosi italiani, francesi e inglesi, puntando l’attenzione in particolare sulle problematiche fasi medievali del complesso e di questo settore dell’Aventino, interessato già nell’alto medioevo dalla presenza di dimore aristocratiche citate dalle fonti e poi dall’inclusione nella medievale “Rocca Savella”. Vengono qui sintetizzati gli importanti risultati di ricerche del passato più recente, con indagini specifiche sia sulle fasi del passaggio tra tarda antichità ed alto medioevo (ritrovamento di pitture bizantine nel nartece, attribuite alla fine del VII - inizi VIII secolo), che sull’arredo liturgico altomedievale, con analisi di tipo storico-artistico e tecnologico delle sculture, con l’individuazione di parti della struttura di fortificazione medievale all’interno del convento, lette secondo i principi della “archeologia dell’architettura”. Questi risultati sono frutto del coinvolgimento di competenze archeologiche e storico-artistiche in interventi di restauro, ma nel confronto con gli archeologi che si occupano di questo settore della Roma antica e medievale sono state apprezzate le suggestioni derivate dalla ricognizione analitica sui materiali d’archivio, in particolare per quel che riguarda la loro dispersione in età post-unitaria, nel periodo che vide una temporanea perdita di funzione del convento, trasformato per alcuni decenni in Lazzaretto comunale. Ciò ha consentito, infatti, il rinvenimento di documenti inediti, sconosciuti negli studi precedenti, probabilmente perché collocati in archivi diversi dal consueto perché frutto di operazioni tecnico-amministrative successive al passaggio di alcuni beni ecclesiastici al neonato Stato italiano. Di particolare importanza, una serie di accurate planimetrie dei vari livelli del Convento di Santa Sabina, risalenti al 1882 (dunque le più antiche al momento note), realizzate per il passaggio dell’Asse Ecclesiastico, fondamentali per comprendere anche le descrizioni documentate in precedenza.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11387/137230
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