Secondo l’Istituto di ricerca, l’area più colpita risulta essere il Settentrione, con una differenziazione del pattern di crescita tra est ed ovest: se fino al 2008 il Nord-Est aveva velocità di crescita maggiore, negli ultimi anni, nelle regioni del Nord-Ovest, il trend del consumo di suolo mostra un’accelerazione, mentre il Triveneto e l’Emilia Romagna seguono, nel complesso, l’andamento generale del fenomeno, con una certa tendenza al rallentamento della velocità di trasformazione. Se negli anni ’50 il Centro e il Sud Italia mostrano percentuali di suolo consumato simili, successivamente il Centro si distacca con valori in netta crescita, raggiungendo i valori medi nazionali che, nel complesso, hanno un andamento piuttosto omogeneo. Le conseguenze sono: il dissesto idrogeologico, la perdita di produzione agricola e di paesaggio, la riduzione dello stock idrico. Inoltre, per ogni ettaro di territorio impermeabilizzato con una buona capacità di ritenzione idrica (4.800 metri cubi), si riduce drasticamente l’evapotraspirazione. L’energia necessaria per far evaporare questa quantità d’acqua è pari al consumo energetico annuo di quasi 2,5 milioni di kWh. In termini economici, in base ad un costo dell’energia elettrica di circa 0,2 euro/kWh, ogni ettaro di suolo impermeabilizzato comporta una perdita di quasi 500 mila euro. L’uso durevole e sostenibile delle risorse rappresenta una visione globale del concetto di equità dello sviluppo, che si articola sui diversi livelli delle relazioni economiche e sociali e costituisce un nuovo paradigma che riguarda i beni comuni: l’economica opera entro i limiti delle possibilità produttive dell’ambiente, non alterando l’equilibrio ecologico degli ecosistemi, l’integrità delle risorse naturali e del paesaggio che rappresenta arte e poiesis.

Paesaggio, beni comuni e patrimonio UNESCO

Aurelio Angelini
2018

Abstract

Secondo l’Istituto di ricerca, l’area più colpita risulta essere il Settentrione, con una differenziazione del pattern di crescita tra est ed ovest: se fino al 2008 il Nord-Est aveva velocità di crescita maggiore, negli ultimi anni, nelle regioni del Nord-Ovest, il trend del consumo di suolo mostra un’accelerazione, mentre il Triveneto e l’Emilia Romagna seguono, nel complesso, l’andamento generale del fenomeno, con una certa tendenza al rallentamento della velocità di trasformazione. Se negli anni ’50 il Centro e il Sud Italia mostrano percentuali di suolo consumato simili, successivamente il Centro si distacca con valori in netta crescita, raggiungendo i valori medi nazionali che, nel complesso, hanno un andamento piuttosto omogeneo. Le conseguenze sono: il dissesto idrogeologico, la perdita di produzione agricola e di paesaggio, la riduzione dello stock idrico. Inoltre, per ogni ettaro di territorio impermeabilizzato con una buona capacità di ritenzione idrica (4.800 metri cubi), si riduce drasticamente l’evapotraspirazione. L’energia necessaria per far evaporare questa quantità d’acqua è pari al consumo energetico annuo di quasi 2,5 milioni di kWh. In termini economici, in base ad un costo dell’energia elettrica di circa 0,2 euro/kWh, ogni ettaro di suolo impermeabilizzato comporta una perdita di quasi 500 mila euro. L’uso durevole e sostenibile delle risorse rappresenta una visione globale del concetto di equità dello sviluppo, che si articola sui diversi livelli delle relazioni economiche e sociali e costituisce un nuovo paradigma che riguarda i beni comuni: l’economica opera entro i limiti delle possibilità produttive dell’ambiente, non alterando l’equilibrio ecologico degli ecosistemi, l’integrità delle risorse naturali e del paesaggio che rappresenta arte e poiesis.
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