Il Mediterraneo è stato per millenni il centro del mondo in cui si incrociavano ed integravano culture e popoli diversi. Culla delle tre religioni monoteiste, per lungo tempo è stato un enorme polo d’attrazione verso cui affluivano le produzioni di altri mondi. Questo suo glorioso passato sembra essere, ormai, un lontano ricordo. Oggi i veri poli d’attrazione si trovano fuori dal Mediterraneo: il mondo arabo, l’Europa unita, lo spazio atlantico. Il Mediterraneo è, piuttosto, il luogo marginale in cui questi poli, fra loro lontani, vengono a contatto. Questo contatto al margine provoca, inevitabilmente, conflitti culturali, scontri politici e disuguaglianze socio-economiche. L’impegno europeo verso quest’area è testimoniata non solo dall’adozione, da parte dei partecipanti, di una dichiarazione che definisce un quadro multilaterale di cooperazione e che associa gli aspetti economici e politici con la dimensione sociale, culturale e umana, ma soprattutto dalla decisione di mobilitare ingenti risorse economiche per realizzare una zona di libero scambio nel Mediterraneo entro il 2010. L’obiettivo principale è, infatti, la trasformazione dell’area in uno spazio economico comune, fondato su uno sviluppo armonico delle varie zone, su uno sfruttamento equo delle risorse e su un’integrazione sociale e culturale oltre che economica. Mancare questo obiettivo potrebbe comportare una degenerazione dei conflitti, un’esasperazione delle divisioni esistenti con la conseguente ingovernabilità di un’area nevralgica, nella quale confluiscono le propaggini di tre continenti. Occorre, dunque, dare grande importanza sia agli aspetti economici e commerciali del processo di integrazione, sia a quelli culturali, sociali e umani evitando di ridurre quest’ultimo punto semplicemente ad un problema di prevenzione dell’emigrazione. È interesse principale dell’Europa sottrarre il Mediterraneo alla sua condizione di sottosviluppo per potere, ad esempio, affrontare in modo efficace le richieste ma anche la concorrenza provenienti dai Paesi dell’Est europeo.

Mediterraneo 2010. Ostacoli, opportunità, scenari

ANGELINI A
2007

Abstract

Il Mediterraneo è stato per millenni il centro del mondo in cui si incrociavano ed integravano culture e popoli diversi. Culla delle tre religioni monoteiste, per lungo tempo è stato un enorme polo d’attrazione verso cui affluivano le produzioni di altri mondi. Questo suo glorioso passato sembra essere, ormai, un lontano ricordo. Oggi i veri poli d’attrazione si trovano fuori dal Mediterraneo: il mondo arabo, l’Europa unita, lo spazio atlantico. Il Mediterraneo è, piuttosto, il luogo marginale in cui questi poli, fra loro lontani, vengono a contatto. Questo contatto al margine provoca, inevitabilmente, conflitti culturali, scontri politici e disuguaglianze socio-economiche. L’impegno europeo verso quest’area è testimoniata non solo dall’adozione, da parte dei partecipanti, di una dichiarazione che definisce un quadro multilaterale di cooperazione e che associa gli aspetti economici e politici con la dimensione sociale, culturale e umana, ma soprattutto dalla decisione di mobilitare ingenti risorse economiche per realizzare una zona di libero scambio nel Mediterraneo entro il 2010. L’obiettivo principale è, infatti, la trasformazione dell’area in uno spazio economico comune, fondato su uno sviluppo armonico delle varie zone, su uno sfruttamento equo delle risorse e su un’integrazione sociale e culturale oltre che economica. Mancare questo obiettivo potrebbe comportare una degenerazione dei conflitti, un’esasperazione delle divisioni esistenti con la conseguente ingovernabilità di un’area nevralgica, nella quale confluiscono le propaggini di tre continenti. Occorre, dunque, dare grande importanza sia agli aspetti economici e commerciali del processo di integrazione, sia a quelli culturali, sociali e umani evitando di ridurre quest’ultimo punto semplicemente ad un problema di prevenzione dell’emigrazione. È interesse principale dell’Europa sottrarre il Mediterraneo alla sua condizione di sottosviluppo per potere, ad esempio, affrontare in modo efficace le richieste ma anche la concorrenza provenienti dai Paesi dell’Est europeo.
978-88-430-4111-4
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