L'architettura della colonizzazione agraria in Italia, Spagna e Portogallo, sviluppata nel Novecento durante i regimi totalitari, è stata inizialmente ignorata e rifiutata, ma negli ultimi anni è stata riconosciuta come parte del patrimonio architettonico del ventesimo secolo. Questo studio analizza le caratteristiche materiche e tecnologiche di questi insediamenti, esplorando le influenze delle politiche autarchiche e dei contesti socio-culturali di ciascun paese, e mettendo in evidenza le differenze e le affinità tra le architetture della colonizzazione. In Italia furono costruiti circa 150 centri rurali, mentre in Spagna e Portogallo rispettivamente 300 "pueblo" e sette colonie agricole. Nonostante le somiglianze nei principi di progettazione, le differenze riguardano un ritardo tecnologico in Spagna e Portogallo, dovuto alla scarsità di risorse e alla manodopera non specializzata, che favorì l’uso di tecniche tradizionali. Lo studio approfondisce l’uso di materiali e tecniche costruttive, evidenziando come l’introduzione di materiali moderni come il cemento armato sia stata graduale, con l’Italia che adottò soluzioni "miste" di muratura portante e cemento armato, mentre in Spagna e Portogallo prevalevano materiali tradizionali. L'architettura di questi insediamenti si caratterizza per l’efficienza economica e la semplicità, con una continua ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione. I progettisti dovevano rispettare le tradizioni locali, ma talvolta integravano soluzioni moderne. Questi insediamenti sono oggi visti come un patrimonio culturale che merita di essere preservato, con l’obiettivo di tutelare la memoria storica e architettonica di un’importante fase della storia del XX secolo. Lo studio propone linee guida per la conservazione e il recupero di questi luoghi, sottolineando l'importanza di trasmettere questo patrimonio alle future generazioni.
Original Characters and Transformation in the Use and Aspect of Colonization Architecture
TIZIANA BASIRICO'
2021-01-01
Abstract
L'architettura della colonizzazione agraria in Italia, Spagna e Portogallo, sviluppata nel Novecento durante i regimi totalitari, è stata inizialmente ignorata e rifiutata, ma negli ultimi anni è stata riconosciuta come parte del patrimonio architettonico del ventesimo secolo. Questo studio analizza le caratteristiche materiche e tecnologiche di questi insediamenti, esplorando le influenze delle politiche autarchiche e dei contesti socio-culturali di ciascun paese, e mettendo in evidenza le differenze e le affinità tra le architetture della colonizzazione. In Italia furono costruiti circa 150 centri rurali, mentre in Spagna e Portogallo rispettivamente 300 "pueblo" e sette colonie agricole. Nonostante le somiglianze nei principi di progettazione, le differenze riguardano un ritardo tecnologico in Spagna e Portogallo, dovuto alla scarsità di risorse e alla manodopera non specializzata, che favorì l’uso di tecniche tradizionali. Lo studio approfondisce l’uso di materiali e tecniche costruttive, evidenziando come l’introduzione di materiali moderni come il cemento armato sia stata graduale, con l’Italia che adottò soluzioni "miste" di muratura portante e cemento armato, mentre in Spagna e Portogallo prevalevano materiali tradizionali. L'architettura di questi insediamenti si caratterizza per l’efficienza economica e la semplicità, con una continua ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione. I progettisti dovevano rispettare le tradizioni locali, ma talvolta integravano soluzioni moderne. Questi insediamenti sono oggi visti come un patrimonio culturale che merita di essere preservato, con l’obiettivo di tutelare la memoria storica e architettonica di un’importante fase della storia del XX secolo. Lo studio propone linee guida per la conservazione e il recupero di questi luoghi, sottolineando l'importanza di trasmettere questo patrimonio alle future generazioni.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.