Il comportamento antisociale si configura come l’esito evolutivo di molteplici fattori di rischio, di tipo individuale e socio-ambientale, tra loro interagenti a livelli multipli. Caratteristiche cliniche di una configurazione psicopatologica orientata in senso antisociale sono l’egocentrismo, la difficoltà a sperimentare il senso di colpa, la mancanza di empatia, il coinvolgimento in relazioni fondate sul potere, la tendenza all’autoaffermazione mediante svalutazione dell’altro. La prospettiva teorica dell’attaccamento (Bowlby, 1944; Fonagy, Moran, Target, 1993) ha evidenziato il valore protettivo di una relazione di attaccamento sicuro, quale contesto intersoggettivo all’interno del quale il bambino può precocemente sperimentare un efficace rispecchiamento dei propri stati mentali. Questo pone le premesse per l’acquisizione di modalità riflessive di pensiero che consentono all’individuo di attribuire stati mentali a sé e agli altri. Al contrario, esperienze caratterizzate da ripetuti fallimenti della fondamentale funzione genitoriale di mentalizzazione, compromettono la capacità di regolare l’intensità delle emozioni (Van der Kolk, 1994) e si pongono come precursori di modalità distorte di relazione con l’ambiente sociale. Metodo: L’obiettivo della ricerca è stato quello di valutare i modelli di attaccamento e la capacità riflessiva in un gruppo di adolescenti con condotte antisociali, in carico presso i Servizi di Giustizia Minorile. Pertanto, un gruppo di 15 adolescenti maschi autori di reato, è stato confrontato con un gruppo di 17 adolescenti maschi non referred. L’età media dei soggetti del campione è di 16.35 anni (d.s.=1.58). A tutti i ragazzi è stata somministrata l’Attachment Interview for Childhood and Adolescence (Ammaniti et al., 1990), intervista semistrutturata che consente di valutare lo stato mentale dell’adolescente rispetto all’attaccamento e ai trascritti è stata successivamente applicata la Scala della Funzione Riflessiva (Fonagy et al., 1998) al fine di analizzare le capacità individuali di comprendere se stessi e gli altri in termini di stati mentali. Nel gruppo con condotte antisociali è emersa una prevalenza di modelli di tipo insicuro (Ds=47%) ed una discreta percentuale (20%) di stati della mente Irrisolti rispetto a lutti e/o traumi e di condizioni Cannot Classify. Questa distribuzione si differenzia significativamente rispetto a quella riscontrata nel gruppo non referred, caratterizzato dalla prevalenza di modelli sicuri (70%) e dall’assenza di modelli disorganizzati. La valutazione della funzione riflessiva ha evidenziato che gli adolescenti antisociali presentano un punteggio medio di funzione riflessiva pari a 2.8, significativamente più basso rispetto a quello (4.35) riportato dai loro coetanei non referred. Inoltre, gli autori di reati gravi contro la persona (molestie, aggressioni, tentato omicidio) tendono a mostrare una compromissione della capacità riflessiva maggiore, rispetto a quella rilevata negli adolescenti autori di reati contro il patrimonio, sebbene le analisi non raggiungono la significatività statistica. Lo studio sottolinea le connessioni evolutive esistenti tra precoci esperienze affettive deprivanti e tendenze antisociali accomunate da un’intenzione di danno nei confronti dell’ambiente esterno. La grave incapacità di assumere la prospettiva dell’altro origina da un profondo deficit nelle capacità di mentalizzazione dell’esperienza emotiva e suggerisce la necessità di orientare l’iter giudiziario coniugando la valutazione del comportamento trasgressivo agito con l’analisi di caratteristiche psicologiche del giovane autore di reato.

Modelli di attaccamento e funzione riflessiva in adolescenti autori di reato.

GUARINO, SIMONA;
2009

Abstract

Il comportamento antisociale si configura come l’esito evolutivo di molteplici fattori di rischio, di tipo individuale e socio-ambientale, tra loro interagenti a livelli multipli. Caratteristiche cliniche di una configurazione psicopatologica orientata in senso antisociale sono l’egocentrismo, la difficoltà a sperimentare il senso di colpa, la mancanza di empatia, il coinvolgimento in relazioni fondate sul potere, la tendenza all’autoaffermazione mediante svalutazione dell’altro. La prospettiva teorica dell’attaccamento (Bowlby, 1944; Fonagy, Moran, Target, 1993) ha evidenziato il valore protettivo di una relazione di attaccamento sicuro, quale contesto intersoggettivo all’interno del quale il bambino può precocemente sperimentare un efficace rispecchiamento dei propri stati mentali. Questo pone le premesse per l’acquisizione di modalità riflessive di pensiero che consentono all’individuo di attribuire stati mentali a sé e agli altri. Al contrario, esperienze caratterizzate da ripetuti fallimenti della fondamentale funzione genitoriale di mentalizzazione, compromettono la capacità di regolare l’intensità delle emozioni (Van der Kolk, 1994) e si pongono come precursori di modalità distorte di relazione con l’ambiente sociale. Metodo: L’obiettivo della ricerca è stato quello di valutare i modelli di attaccamento e la capacità riflessiva in un gruppo di adolescenti con condotte antisociali, in carico presso i Servizi di Giustizia Minorile. Pertanto, un gruppo di 15 adolescenti maschi autori di reato, è stato confrontato con un gruppo di 17 adolescenti maschi non referred. L’età media dei soggetti del campione è di 16.35 anni (d.s.=1.58). A tutti i ragazzi è stata somministrata l’Attachment Interview for Childhood and Adolescence (Ammaniti et al., 1990), intervista semistrutturata che consente di valutare lo stato mentale dell’adolescente rispetto all’attaccamento e ai trascritti è stata successivamente applicata la Scala della Funzione Riflessiva (Fonagy et al., 1998) al fine di analizzare le capacità individuali di comprendere se stessi e gli altri in termini di stati mentali. Nel gruppo con condotte antisociali è emersa una prevalenza di modelli di tipo insicuro (Ds=47%) ed una discreta percentuale (20%) di stati della mente Irrisolti rispetto a lutti e/o traumi e di condizioni Cannot Classify. Questa distribuzione si differenzia significativamente rispetto a quella riscontrata nel gruppo non referred, caratterizzato dalla prevalenza di modelli sicuri (70%) e dall’assenza di modelli disorganizzati. La valutazione della funzione riflessiva ha evidenziato che gli adolescenti antisociali presentano un punteggio medio di funzione riflessiva pari a 2.8, significativamente più basso rispetto a quello (4.35) riportato dai loro coetanei non referred. Inoltre, gli autori di reati gravi contro la persona (molestie, aggressioni, tentato omicidio) tendono a mostrare una compromissione della capacità riflessiva maggiore, rispetto a quella rilevata negli adolescenti autori di reati contro il patrimonio, sebbene le analisi non raggiungono la significatività statistica. Lo studio sottolinea le connessioni evolutive esistenti tra precoci esperienze affettive deprivanti e tendenze antisociali accomunate da un’intenzione di danno nei confronti dell’ambiente esterno. La grave incapacità di assumere la prospettiva dell’altro origina da un profondo deficit nelle capacità di mentalizzazione dell’esperienza emotiva e suggerisce la necessità di orientare l’iter giudiziario coniugando la valutazione del comportamento trasgressivo agito con l’analisi di caratteristiche psicologiche del giovane autore di reato.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11387/17805
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