Gli approfondimenti sulle periferie del sistema politico, istituzionale e culturale fascista gettano nuova luce su quello che è uno dei principali interrogativi relativi al fascismo: la sua potenzialità “rivoluzionaria” rispetto al vecchio ordine e la capacità di crearne uno nuovo. Negli ultimi anni la storiografia ha in larga parte destrutturato i termini della tradizionale polarità tra centro e periferia nel sistema amministrativo e politico italiano, restituendo l’immagine di un centralismo debole. Anche durante il fascismo la periferia influenzò il centro, il quale contrattò continuamente il proprio ruolo decisionale. Il fascismo dovette mediare e negoziare i propri intenti con quelli delle periferie culturali, scontrandosi a volte con l’aperta opposizione delle stesse. La ricerca ha riflettuto attraverso lo studio di tre aree regionali - Veneto, Liguria e Calabria - sul rapporto che Società e Deputazioni di storia patria ebbero con lo Stato fascista. I tre casi di studio sono stati scelti in quanto rappresentativi di più vasti processi culturali, politici e identitari. All’interno della deputazione ligure, ad esempio, la presenza di una pluralità di aree assai diverse da un punto di vista storico consente di affrontare l’analisi della costruzione delle identità locali: sia delle zone limitrofe alla Francia, sia dello Spezzino, che ebbe un carattere tipico di zona di confine in cui fu inserita un’area viva come la Lunigiana, a sua volta proiettata verso il Parmense e la Toscana. La deputazione veneta, invece, fu legata intimamente fin dai suoi albori alla politica estera italiana a cui gli intellettuali veneziani parteciparono attivamente. L’ampio territorio che la deputazione abbracciò fu strategico, infatti, da un punto di vista politico e culturale. La deputazione calabrese, infine, prese parte energicamente attraverso alcuni suoi rappresentanti alle problematiche sociali e culturali del Mezzogiorno d’Italia. Grazie all’attività dei suoi studiosi, inoltre, riscoprì l’influenza greca nella regione, rifiutando implicitamente l’idea di una completa e pervasiva romanizzazione della penisola propagandata dal fascismo.
Periferie culturali? Le Società e le Deputazioni di storia patria fra resistenze e consenso (1922-1942)
Margherita Angelini
2010-01-01
Abstract
Gli approfondimenti sulle periferie del sistema politico, istituzionale e culturale fascista gettano nuova luce su quello che è uno dei principali interrogativi relativi al fascismo: la sua potenzialità “rivoluzionaria” rispetto al vecchio ordine e la capacità di crearne uno nuovo. Negli ultimi anni la storiografia ha in larga parte destrutturato i termini della tradizionale polarità tra centro e periferia nel sistema amministrativo e politico italiano, restituendo l’immagine di un centralismo debole. Anche durante il fascismo la periferia influenzò il centro, il quale contrattò continuamente il proprio ruolo decisionale. Il fascismo dovette mediare e negoziare i propri intenti con quelli delle periferie culturali, scontrandosi a volte con l’aperta opposizione delle stesse. La ricerca ha riflettuto attraverso lo studio di tre aree regionali - Veneto, Liguria e Calabria - sul rapporto che Società e Deputazioni di storia patria ebbero con lo Stato fascista. I tre casi di studio sono stati scelti in quanto rappresentativi di più vasti processi culturali, politici e identitari. All’interno della deputazione ligure, ad esempio, la presenza di una pluralità di aree assai diverse da un punto di vista storico consente di affrontare l’analisi della costruzione delle identità locali: sia delle zone limitrofe alla Francia, sia dello Spezzino, che ebbe un carattere tipico di zona di confine in cui fu inserita un’area viva come la Lunigiana, a sua volta proiettata verso il Parmense e la Toscana. La deputazione veneta, invece, fu legata intimamente fin dai suoi albori alla politica estera italiana a cui gli intellettuali veneziani parteciparono attivamente. L’ampio territorio che la deputazione abbracciò fu strategico, infatti, da un punto di vista politico e culturale. La deputazione calabrese, infine, prese parte energicamente attraverso alcuni suoi rappresentanti alle problematiche sociali e culturali del Mezzogiorno d’Italia. Grazie all’attività dei suoi studiosi, inoltre, riscoprì l’influenza greca nella regione, rifiutando implicitamente l’idea di una completa e pervasiva romanizzazione della penisola propagandata dal fascismo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.