Nell’ambito del più ampio tema della responsabilità sociale delle aziende, trova riflessione, teorica ed empirica, la possibilità di considerare le aziende quali soggetti morali. In tal senso, il dibattito scientifico ha portato ad una molteplicità di posizioni ed orientamenti con, ai due opposti, il non attribuire affatto alle aziende una soggettività di ordine morale, e di considerare dunque le persone quali unici soggetti moralmente responsabili, oppure il considerare le aziende quali soggetti moralmente responsabili, con una conseguente deresponsabilizzazione delle persone che agiscono nello svolgimento del proprio ruolo all’interno delle aziende. Tale configurazione “dualistica” della responsabilità morale (personale vs. aziendale) sembra aver trovato anche conferma, in tempi più recenti e su un piano prettamente giuridico, con l’introduzione nel nostro ordinamento di una responsabilità altresì amministrativa dell’azienda (D.lgs. 231/01), accanto a quella personale già gravante sui singoli soggetti aziendali rei di specifici reati commessi nello svolgimento dell’attività d’impresa. E anche sotto tale profilo, ma su un piano ora di governance, la previsione di taluni strumenti di risk management – il riferimento è al modello di “organizzazione e gestione” sancito dallo stesso decreto istitutivo della responsabilità amministrativa degli enti collettivi – apparentemente concepiti per prevenire la commissione di reati e il compimento di frodi a danno della “comunità” in cui l’azienda si trova inserita, ma sostanzialmente finalizzati ad escludere il sorgere di tale forma di responsabilità, sembrano convalidare il prevalere di un attuale orientamento patologico che vede nei soli soggetti decisori gli unici responsabili nei riguardi degli stakeholder tutti. Quale collocazione ideale dovrebbe trovare l’impresa nel continuum di soluzioni che vedono da un lato una responsabilità anzitutto penale ma anche morale nei soli soggetti deputati all’attività di decision-making e, dall’altro lato, una responsabilità amministrativa e morale del soggetto collettivo, ovvero dell’azienda? Invero, entrambe le posizioni estreme non sembrano pienamente soddisfacenti, né da un punto di vista teorico, e neppure da un punto di vista empirico. Il presente lavoro tratta, infatti, un caso specifico, ossia quello legato alla vicenda Parmalat, e, attraverso l’analisi delle conseguenze e della percezione che hanno avuto le diverse categorie di stakeholder coinvolte dall’operato della Parmalat, cerca di mostrare la diversa considerazione e percezione della responsabilità morale ed amministrativa dell’azienda, da un lato, e delle singole persone operanti all’interno dell’azienda, dall’altro lato.

Responsabilità morale e responsabilità amministrativa nelle aziende: ulteriori riflessioni sul caso Parmalat

LA ROSA, FABIO;FALDETTA, GUGLIELMO
2007

Abstract

Nell’ambito del più ampio tema della responsabilità sociale delle aziende, trova riflessione, teorica ed empirica, la possibilità di considerare le aziende quali soggetti morali. In tal senso, il dibattito scientifico ha portato ad una molteplicità di posizioni ed orientamenti con, ai due opposti, il non attribuire affatto alle aziende una soggettività di ordine morale, e di considerare dunque le persone quali unici soggetti moralmente responsabili, oppure il considerare le aziende quali soggetti moralmente responsabili, con una conseguente deresponsabilizzazione delle persone che agiscono nello svolgimento del proprio ruolo all’interno delle aziende. Tale configurazione “dualistica” della responsabilità morale (personale vs. aziendale) sembra aver trovato anche conferma, in tempi più recenti e su un piano prettamente giuridico, con l’introduzione nel nostro ordinamento di una responsabilità altresì amministrativa dell’azienda (D.lgs. 231/01), accanto a quella personale già gravante sui singoli soggetti aziendali rei di specifici reati commessi nello svolgimento dell’attività d’impresa. E anche sotto tale profilo, ma su un piano ora di governance, la previsione di taluni strumenti di risk management – il riferimento è al modello di “organizzazione e gestione” sancito dallo stesso decreto istitutivo della responsabilità amministrativa degli enti collettivi – apparentemente concepiti per prevenire la commissione di reati e il compimento di frodi a danno della “comunità” in cui l’azienda si trova inserita, ma sostanzialmente finalizzati ad escludere il sorgere di tale forma di responsabilità, sembrano convalidare il prevalere di un attuale orientamento patologico che vede nei soli soggetti decisori gli unici responsabili nei riguardi degli stakeholder tutti. Quale collocazione ideale dovrebbe trovare l’impresa nel continuum di soluzioni che vedono da un lato una responsabilità anzitutto penale ma anche morale nei soli soggetti deputati all’attività di decision-making e, dall’altro lato, una responsabilità amministrativa e morale del soggetto collettivo, ovvero dell’azienda? Invero, entrambe le posizioni estreme non sembrano pienamente soddisfacenti, né da un punto di vista teorico, e neppure da un punto di vista empirico. Il presente lavoro tratta, infatti, un caso specifico, ossia quello legato alla vicenda Parmalat, e, attraverso l’analisi delle conseguenze e della percezione che hanno avuto le diverse categorie di stakeholder coinvolte dall’operato della Parmalat, cerca di mostrare la diversa considerazione e percezione della responsabilità morale ed amministrativa dell’azienda, da un lato, e delle singole persone operanti all’interno dell’azienda, dall’altro lato.
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