L’utilizzo delle tecniche del rilievo tridimensionale (3D) nell’analisi tecnica del monumento in campo archeologico, e per quanto riguarda specificamente le unità rupestri, sia unità naturali che artificiali, ha assunto un’importanza sempre più rilevante in relazione allo studio ed all’analisi tipologica del manufatto, grazie alla possibilità di superare spesso i punti critici del rilievo tradizionale, conseguenti alla necessità di rappresentare geometricamente le superfici molto irregolari tipiche degli ambienti rupestri. La grotta di San Michele al Tancia, dedicata al culto dell’Arcangelo almeno dal 774 d.C. rientra tra gli esempi più significativi di santuario micaelico dove, sia il contesto naturale e territoriale (la montagna sacra, la presenza dell’acqua, la viabilità principale, la preesistenza di un culto pagano, ma anche i percorsi di pellegrinaggio), sia l’interno dello spazio sacro (l’ingresso, l’altare-ciborio, i gradini, ma anche le diverse condizioni di luce) quasi costituiscono i segni materiali e tangibili del culto micaelico, caratterizzato da continui processi di sincretismo religioso e di stratificazioni segnate da una forte continuità di tradizioni religiose e culturali . Nel caso di San Michele al Tancia i segni che marcano il passaggio verso il luogo sacro hanno una duplice natura: tangibile/intangibile, come scaturito dall’analisi archeologica del santuario, di concerto con lo studio delle fonti e della documentazione storico-religiosa.

La grotta sacra nel culto micaelico: dalla tipologia garganica al santuario di s. Michele al Monte Tancia. Il rilievo 3d del santuario di San Michele al Monte Tancia: un esempio di archeologia virtuale in A. Maiuri (ed.) Antrum. Riti e simbologie delle grotte nel Mediterraneo antico. Supplemento al n. 82 (1/2016) di "Studi e Materiali di storia delle Religioni"

PATTI, DANIELA
2017

Abstract

L’utilizzo delle tecniche del rilievo tridimensionale (3D) nell’analisi tecnica del monumento in campo archeologico, e per quanto riguarda specificamente le unità rupestri, sia unità naturali che artificiali, ha assunto un’importanza sempre più rilevante in relazione allo studio ed all’analisi tipologica del manufatto, grazie alla possibilità di superare spesso i punti critici del rilievo tradizionale, conseguenti alla necessità di rappresentare geometricamente le superfici molto irregolari tipiche degli ambienti rupestri. La grotta di San Michele al Tancia, dedicata al culto dell’Arcangelo almeno dal 774 d.C. rientra tra gli esempi più significativi di santuario micaelico dove, sia il contesto naturale e territoriale (la montagna sacra, la presenza dell’acqua, la viabilità principale, la preesistenza di un culto pagano, ma anche i percorsi di pellegrinaggio), sia l’interno dello spazio sacro (l’ingresso, l’altare-ciborio, i gradini, ma anche le diverse condizioni di luce) quasi costituiscono i segni materiali e tangibili del culto micaelico, caratterizzato da continui processi di sincretismo religioso e di stratificazioni segnate da una forte continuità di tradizioni religiose e culturali . Nel caso di San Michele al Tancia i segni che marcano il passaggio verso il luogo sacro hanno una duplice natura: tangibile/intangibile, come scaturito dall’analisi archeologica del santuario, di concerto con lo studio delle fonti e della documentazione storico-religiosa.
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