Nel dicembre 2015, con il rapporto Health in 2015: from MDGs to SDGs, l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO), ha posto particolare attenzione all’epidemia da HIV/AIDS e alla diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili (sexually transmitted infections, STI), che continuano a destare grandi preoccupazioni nella comunità internazionale per la loro incidenza, nonostante i risultati conseguiti negli ultimi anni sia sul piano della prevenzione che su quello clinico. Per tali circostanze, nell’aprile 2016 il Consiglio superiore di Sanità e il Ministero della Salute hanno pubblicato un documento dal titolo Le infezioni sessualmente trasmesse, con cui sottolineano la necessità di “aumentare i livelli di sensibilizzazione e informazione […] sui comportamenti dannosi per la salute rivolti ai giovani […] secondo un doppio binario: quello della costruzione di percorsi formativi-informativi con il massimo coinvolgimento del target al quale gli stessi sono destinati e quello della comunicazione efficace”.1 Ma il nostro Paese sconta un gap che solo il decision maker può colmare, poiché non esiste nei curriculum scolastici la disciplina dell’educazione sessuale, nonostante le diverse proposte di legge depositate già dagli anni ’70 in Parlamento, anche per via delle implicazioni etiche che, nel contesto di una cultura prevalentemente moderata come quella italiana, ne impediscono una serena discussione pubblica e un proficuo confronto politico e parlamentare.

Comportamenti sessuali a rischio: l’importanza dell’educazione sessuale nelle scuole.

GUARINO, CARMELO
2017

Abstract

Nel dicembre 2015, con il rapporto Health in 2015: from MDGs to SDGs, l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO), ha posto particolare attenzione all’epidemia da HIV/AIDS e alla diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili (sexually transmitted infections, STI), che continuano a destare grandi preoccupazioni nella comunità internazionale per la loro incidenza, nonostante i risultati conseguiti negli ultimi anni sia sul piano della prevenzione che su quello clinico. Per tali circostanze, nell’aprile 2016 il Consiglio superiore di Sanità e il Ministero della Salute hanno pubblicato un documento dal titolo Le infezioni sessualmente trasmesse, con cui sottolineano la necessità di “aumentare i livelli di sensibilizzazione e informazione […] sui comportamenti dannosi per la salute rivolti ai giovani […] secondo un doppio binario: quello della costruzione di percorsi formativi-informativi con il massimo coinvolgimento del target al quale gli stessi sono destinati e quello della comunicazione efficace”.1 Ma il nostro Paese sconta un gap che solo il decision maker può colmare, poiché non esiste nei curriculum scolastici la disciplina dell’educazione sessuale, nonostante le diverse proposte di legge depositate già dagli anni ’70 in Parlamento, anche per via delle implicazioni etiche che, nel contesto di una cultura prevalentemente moderata come quella italiana, ne impediscono una serena discussione pubblica e un proficuo confronto politico e parlamentare.
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