All’interno dell’Unione europea l'industria della moda rappresenta non soltanto un fattore fondamentale della sua produzione economica e industriale ma, insieme con altri fattori che costituiscono la tipica identità europea, può esser considerata anche una sorta di “patrimonio culturale europeo” condiviso. In proposito, sembra utile ricordare che nel Documento di lavoro dei servizi della Commissione del 2012 si legge che «La moda è parte del modo di vivere europeo: si fonda sul patrimonio culturale e sulla creatività europei. L'industria europea della moda costituisce una vasta parte dell'economia creativa e rappresenta il punto d'incontro tra l'attività produttiva e la creatività» e proprio la creatività e l’originalità dei prodotti europei possono esser considerati importanti fattori per una integrazione europea più profonda e consapevole. Nondimeno, oltre che patrimonio culturale condiviso e fattore di integrazione, la moda viene in linea di conto anche sotto il profilo economico e non soltanto in ragione degli scambi commerciali e della produzione di beni e servizi ma anche e soprattutto in ragione della creazione di posti di lavoro. In proposito, la Commissione europea ha ritenuto che le circa 850.000 imprese europee che operano nel settore della moda sono da considerare alla stregua di catene collegate fra loro comprendenti design, fabbricazione di materiali e prodotti della moda come, per esempio, tessili, abbigliamento, calzature, articoli di pelletteria e pellicceria, gioielli e accessori, che offrono lavoro a circa cinque milioni di persone. Ovviamente, anche il settore della moda ha dovuto fare i conti con la crisi economica che ha colpito l’Unione europea fin dal 2008 e, da ultimo, con i problemi legati alla potenziale fuoriuscita della Gran Bretagna dalla UE all’esito del referendum tenutosi lo scorso 23 giugno 2016. In proposito, si segnala che circa il 90% degli stilisti e designer britannici, consapevole delle nefaste conseguenze legate alla fine del mercato interno in termini di innalzamento dei prezzi della manifattura e della reintroduzione di tasse di importazione ed esportazione, si era schierato in favore del remain. Non minore preoccupazione suscita inoltre il pensiero di dover sottostare ad eventuali visti e permessi di soggiorno in un mondo che per definizione è abituato a spostarsi da una parte all’altra delle capitali europee della moda e, da ultimo ma non per l’ultimo, i rappresentanti della moda inglese erano e sono giustamente preoccupati per il destino delle loro numerose Scuole di moda che, da un canto, accolgo innumerevoli studenti provenienti dai vari altri Stati membri e, dall’altro e da sempre, beneficiano di fondi di provenienza UE. European fashion is an important factor of economic and industrial production. Indeed, it can be said that fashion can be considered as a European cultural heritage. In fact, the European Commission has stated that “Fashion is part of the European way of life: it is based on cultural heritage and European creativity. The European fashion industry is a large part of the creative economy and represents the meeting point between the productive activity and creativity” and therefore the creativity and originality of European products may be seen as important elements for a deep and conscious European integration. Nevertheless, as well as cultural heritage and a factor of integration, fashion is an important economic factor for trade and production of goods and services and creation of jobs. Of course, the fashion industry has suffered because of the economic crisis that hit the European Union since 2008 and, most recently, for problems related to Brexit. In this regard, it should be noted that about 90% of the British designers was to remain favorable.

Rivista trimestrale di scienza dell'amministrazione. Studi di teoria e ricerca sociale.

VALVO, LUCIA ANNA
2016

Abstract

All’interno dell’Unione europea l'industria della moda rappresenta non soltanto un fattore fondamentale della sua produzione economica e industriale ma, insieme con altri fattori che costituiscono la tipica identità europea, può esser considerata anche una sorta di “patrimonio culturale europeo” condiviso. In proposito, sembra utile ricordare che nel Documento di lavoro dei servizi della Commissione del 2012 si legge che «La moda è parte del modo di vivere europeo: si fonda sul patrimonio culturale e sulla creatività europei. L'industria europea della moda costituisce una vasta parte dell'economia creativa e rappresenta il punto d'incontro tra l'attività produttiva e la creatività» e proprio la creatività e l’originalità dei prodotti europei possono esser considerati importanti fattori per una integrazione europea più profonda e consapevole. Nondimeno, oltre che patrimonio culturale condiviso e fattore di integrazione, la moda viene in linea di conto anche sotto il profilo economico e non soltanto in ragione degli scambi commerciali e della produzione di beni e servizi ma anche e soprattutto in ragione della creazione di posti di lavoro. In proposito, la Commissione europea ha ritenuto che le circa 850.000 imprese europee che operano nel settore della moda sono da considerare alla stregua di catene collegate fra loro comprendenti design, fabbricazione di materiali e prodotti della moda come, per esempio, tessili, abbigliamento, calzature, articoli di pelletteria e pellicceria, gioielli e accessori, che offrono lavoro a circa cinque milioni di persone. Ovviamente, anche il settore della moda ha dovuto fare i conti con la crisi economica che ha colpito l’Unione europea fin dal 2008 e, da ultimo, con i problemi legati alla potenziale fuoriuscita della Gran Bretagna dalla UE all’esito del referendum tenutosi lo scorso 23 giugno 2016. In proposito, si segnala che circa il 90% degli stilisti e designer britannici, consapevole delle nefaste conseguenze legate alla fine del mercato interno in termini di innalzamento dei prezzi della manifattura e della reintroduzione di tasse di importazione ed esportazione, si era schierato in favore del remain. Non minore preoccupazione suscita inoltre il pensiero di dover sottostare ad eventuali visti e permessi di soggiorno in un mondo che per definizione è abituato a spostarsi da una parte all’altra delle capitali europee della moda e, da ultimo ma non per l’ultimo, i rappresentanti della moda inglese erano e sono giustamente preoccupati per il destino delle loro numerose Scuole di moda che, da un canto, accolgo innumerevoli studenti provenienti dai vari altri Stati membri e, dall’altro e da sempre, beneficiano di fondi di provenienza UE. European fashion is an important factor of economic and industrial production. Indeed, it can be said that fashion can be considered as a European cultural heritage. In fact, the European Commission has stated that “Fashion is part of the European way of life: it is based on cultural heritage and European creativity. The European fashion industry is a large part of the creative economy and represents the meeting point between the productive activity and creativity” and therefore the creativity and originality of European products may be seen as important elements for a deep and conscious European integration. Nevertheless, as well as cultural heritage and a factor of integration, fashion is an important economic factor for trade and production of goods and services and creation of jobs. Of course, the fashion industry has suffered because of the economic crisis that hit the European Union since 2008 and, most recently, for problems related to Brexit. In this regard, it should be noted that about 90% of the British designers was to remain favorable.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11387/124539
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