Nello sfogliare le riviste di architettura contemporanea, in molti occasioni assistiamo ad una narrazione che procede per grandi e straordinari esemplari architettonici: edifici eccezionali, architetture singolari realizzate dalla mano di professionisti che appartengono allo star system architettonico. Riteniamo che sia giusto e legittimo dar conto di questi ‘eventi’ architettonici che, peraltro, raccontano di sperimentazioni progettuali, di innovazioni nei processi industriali dei materiali e dei sistemi costruttivi; purtuttavia, è anche vero che essi rappresentano, per dirla con Fernand Braudel, una histoire événementielle, una storia fatta di episodi architettonici puntuali che mettono l’accento sul caso singolo ed eccezionale. In realtà le azioni della vita quotidiana, la nostra routine urbana è fatta da scenari architettonici assolutamente ‘ordinari’, quotidiani – appunto – e, in certi casi, addirittura banali. Le architetture degli isolati urbani che vedono svolgersi le nostre attività sono, per la maggior parte, architetture del quotidiano per nulla eccezionali e, anzi, assolutamente normali e correnti. D’altra parte, esse fanno da contraltare alle opere ‘straordinarie’; e le une e le altre non avrebbero senso se non in questo rapporto di reciproca e necessaria differenza.

Le frontiere dell'ordinario

BURGIO, GIANLUCA
2017

Abstract

Nello sfogliare le riviste di architettura contemporanea, in molti occasioni assistiamo ad una narrazione che procede per grandi e straordinari esemplari architettonici: edifici eccezionali, architetture singolari realizzate dalla mano di professionisti che appartengono allo star system architettonico. Riteniamo che sia giusto e legittimo dar conto di questi ‘eventi’ architettonici che, peraltro, raccontano di sperimentazioni progettuali, di innovazioni nei processi industriali dei materiali e dei sistemi costruttivi; purtuttavia, è anche vero che essi rappresentano, per dirla con Fernand Braudel, una histoire événementielle, una storia fatta di episodi architettonici puntuali che mettono l’accento sul caso singolo ed eccezionale. In realtà le azioni della vita quotidiana, la nostra routine urbana è fatta da scenari architettonici assolutamente ‘ordinari’, quotidiani – appunto – e, in certi casi, addirittura banali. Le architetture degli isolati urbani che vedono svolgersi le nostre attività sono, per la maggior parte, architetture del quotidiano per nulla eccezionali e, anzi, assolutamente normali e correnti. D’altra parte, esse fanno da contraltare alle opere ‘straordinarie’; e le une e le altre non avrebbero senso se non in questo rapporto di reciproca e necessaria differenza.
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