Abstract. Hidden bodies. The Aesthetics of the Body and the Obstinacy of the Burqa The use of the burqa in western countries is not mandatory for those who have chosen Islam as a religion, however, young women in many european countries, from those areas of the world where the burqa is an obligation, decide to wear it anyway. This attitude can express different symbolic meanings: intended as a display, challenge, fashion or looking for attention in the company affiliation and the host organization, the burqa is a clear manifestation of attachment to their religious and cultural roots. The use of the burqa is a forum for discussion and consideration, that touches various points on which to focus our attention: including that of "identity representation of the body" through the use of the dress and the “use freedom the burqa” in the public space in the host countries. The body of the Muslim woman is always represented with modesty, dressed and covered in full, protected from the gaze of others and is almost never exposed publicly without the veil or the burqa. Quite the opposite of what happens in western society where the representation of femininity is ostentatious, eroticized and eventually discovered and exposed to the gaze of others, through the constant alternation of the game of seduction: the cover and uncover, using the dress as a tool and ornament which brings out all its expressiveness, in an increasingly exhibitionist society, individualistic and narcissistic. What is the real use symbolic meaning of the burqa in the west countries? What message do you really want to send young Muslim women, educated and well-rooted in the social and working environment, who wear it? The fear of the burqa and the limitation of the public space, for obvious safety reasons, it is a synonym for discrimination? On what principles a country can limit the freedom of the use of a dress, which for centuries and traditionally, has been used by Muslim women?

L’uso del burqa nei paesi occidentali non è obbligatorio per chi ha scelto l’Islam come confessione religiosa, tuttavia, in molti paesi europei donne giovanissime, provenienti da quelle aree del mondo nelle quali il burqa è un obbligo, decidono di indossarlo ugualmente. Tale atteggiamento può esprimere diversi significati simbolici: inteso come esibizione, sfida, moda o ricerca di attenzioni nella società di appartenenza e in quella di accoglienza, il burqa è una chiara manifestazione dell’attaccamento alle proprie radici religiose e culturali. L’uso del burqa rappresenta un ambito di discussione e di ampia riflessione, che tocca vari punti su cui focalizzare l’attenzione: tra i quali quello della “rappresentazione identitaria del corpo” attraverso l’uso del vestito e della “libertà dell’uso del burqa” nello spazio pubblico nei paesi di accoglienza. Il corpo della donna musulmana è rappresentato sempre con pudore, abbigliato e coperto integralmente, protetto dallo sguardo altrui ed è quasi mai esposto pubblicamente senza il velo o il burqa. Tutto il contrario di ciò che accade nella società occidentale dove la rappresentazione della femminilità è ostentata, erotizzata e infine scoperta ed esposta allo sguardo altrui, attraverso la perenne alternanza del gioco della seduzione: del copri e scopri, usando l’abito come strumento e ornamento che ne esalta tutta la sua capacità espressiva, in una società sempre più esibizionista, individualista e narcisista. Qual è il reale significato simbolico dell’uso del burqa nei paesi occidentali? Quale messaggio che vogliono realmente trasmettere le giovani donne musulmane, colte e ben inserite nel contesto socio-lavorativo, che lo indossano? Il timore del burqa e la limitazione dello spazio pubblico, per ovvi motivi di sicurezza, è sinonimo di discriminazione? In base a quali principi un paese può limitare la libertà dell’uso di un abito, che per secoli e per tradizione, è stato usato dalle donne musulmane? Parole chiave: burqa, spazio pubblico, bellezza estetica.

Corpi velati. L'estetica del corpo e l'ostinazione del burqa

TALLARITA, LOREDANA
2016

Abstract

L’uso del burqa nei paesi occidentali non è obbligatorio per chi ha scelto l’Islam come confessione religiosa, tuttavia, in molti paesi europei donne giovanissime, provenienti da quelle aree del mondo nelle quali il burqa è un obbligo, decidono di indossarlo ugualmente. Tale atteggiamento può esprimere diversi significati simbolici: inteso come esibizione, sfida, moda o ricerca di attenzioni nella società di appartenenza e in quella di accoglienza, il burqa è una chiara manifestazione dell’attaccamento alle proprie radici religiose e culturali. L’uso del burqa rappresenta un ambito di discussione e di ampia riflessione, che tocca vari punti su cui focalizzare l’attenzione: tra i quali quello della “rappresentazione identitaria del corpo” attraverso l’uso del vestito e della “libertà dell’uso del burqa” nello spazio pubblico nei paesi di accoglienza. Il corpo della donna musulmana è rappresentato sempre con pudore, abbigliato e coperto integralmente, protetto dallo sguardo altrui ed è quasi mai esposto pubblicamente senza il velo o il burqa. Tutto il contrario di ciò che accade nella società occidentale dove la rappresentazione della femminilità è ostentata, erotizzata e infine scoperta ed esposta allo sguardo altrui, attraverso la perenne alternanza del gioco della seduzione: del copri e scopri, usando l’abito come strumento e ornamento che ne esalta tutta la sua capacità espressiva, in una società sempre più esibizionista, individualista e narcisista. Qual è il reale significato simbolico dell’uso del burqa nei paesi occidentali? Quale messaggio che vogliono realmente trasmettere le giovani donne musulmane, colte e ben inserite nel contesto socio-lavorativo, che lo indossano? Il timore del burqa e la limitazione dello spazio pubblico, per ovvi motivi di sicurezza, è sinonimo di discriminazione? In base a quali principi un paese può limitare la libertà dell’uso di un abito, che per secoli e per tradizione, è stato usato dalle donne musulmane? Parole chiave: burqa, spazio pubblico, bellezza estetica.
Abstract. Hidden bodies. The Aesthetics of the Body and the Obstinacy of the Burqa The use of the burqa in western countries is not mandatory for those who have chosen Islam as a religion, however, young women in many european countries, from those areas of the world where the burqa is an obligation, decide to wear it anyway. This attitude can express different symbolic meanings: intended as a display, challenge, fashion or looking for attention in the company affiliation and the host organization, the burqa is a clear manifestation of attachment to their religious and cultural roots. The use of the burqa is a forum for discussion and consideration, that touches various points on which to focus our attention: including that of "identity representation of the body" through the use of the dress and the “use freedom the burqa” in the public space in the host countries. The body of the Muslim woman is always represented with modesty, dressed and covered in full, protected from the gaze of others and is almost never exposed publicly without the veil or the burqa. Quite the opposite of what happens in western society where the representation of femininity is ostentatious, eroticized and eventually discovered and exposed to the gaze of others, through the constant alternation of the game of seduction: the cover and uncover, using the dress as a tool and ornament which brings out all its expressiveness, in an increasingly exhibitionist society, individualistic and narcissistic. What is the real use symbolic meaning of the burqa in the west countries? What message do you really want to send young Muslim women, educated and well-rooted in the social and working environment, who wear it? The fear of the burqa and the limitation of the public space, for obvious safety reasons, it is a synonym for discrimination? On what principles a country can limit the freedom of the use of a dress, which for centuries and traditionally, has been used by Muslim women?
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11387/124850
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