This article aims at analyzing Une Tempête by Aimé Césaire, writer, essayist, poet and politician from Martinique, also known to be the initiator and principal theorist of Negritude. This analysis of Une Tempête - a caribbean and postcolonial rewrite of the Shakespearean prototype – will focus on the processes that lead to the recognition and definition of an African identity. The analysis will develop along four lines: 1) the concept of rewriting; 2) The Tempest’s Caribbean rewritings in relation to ethnopsychology by Mannoni; 3) the decodification of Césaire’s text as as postcolonial and syncretic rewriting and performance; 4) finally, it will be offered a parallelism between Caliban and the Yoruba god Ogun. The parallelism will be shown to be necessary to assert the African legacy of Shakespeare’s monstrous creature.

Scopo di questo articolo è una ricognizione di Une Tempête di Aimé Césaire, scrittore, saggista, politico e poeta martinicano, nonché padre e teorico della Negritudine. Si tratta di una riscrittura caraibica e postcoloniale del prototipo shakespeariano, di cui vengono indagati i processi che portano al riconoscimento e alla definizione di un’identità africana. L’analisi si dipana lungo quattro direttrici: 1) il concetto di riscrittura; 2) le riscritture caraibiche di The Tempest in rapporto all’etnopsicologia di Mannoni; 3) la decodifi-cazione del testo di Césaire quale performance postcoloniale e sincretica; 4) infine, viene proposto un parallelismo tra Calibano e il dio Yoruba Ogun, necessario ad asserire il retaggio africano della “mostruosa creatura” shakespeariana.

La quarta scena di Calibano. Riflessioni su una tempesta caraibica

fabio la mantia
2018

Abstract

Scopo di questo articolo è una ricognizione di Une Tempête di Aimé Césaire, scrittore, saggista, politico e poeta martinicano, nonché padre e teorico della Negritudine. Si tratta di una riscrittura caraibica e postcoloniale del prototipo shakespeariano, di cui vengono indagati i processi che portano al riconoscimento e alla definizione di un’identità africana. L’analisi si dipana lungo quattro direttrici: 1) il concetto di riscrittura; 2) le riscritture caraibiche di The Tempest in rapporto all’etnopsicologia di Mannoni; 3) la decodifi-cazione del testo di Césaire quale performance postcoloniale e sincretica; 4) infine, viene proposto un parallelismo tra Calibano e il dio Yoruba Ogun, necessario ad asserire il retaggio africano della “mostruosa creatura” shakespeariana.
This article aims at analyzing Une Tempête by Aimé Césaire, writer, essayist, poet and politician from Martinique, also known to be the initiator and principal theorist of Negritude. This analysis of Une Tempête - a caribbean and postcolonial rewrite of the Shakespearean prototype – will focus on the processes that lead to the recognition and definition of an African identity. The analysis will develop along four lines: 1) the concept of rewriting; 2) The Tempest’s Caribbean rewritings in relation to ethnopsychology by Mannoni; 3) the decodification of Césaire’s text as as postcolonial and syncretic rewriting and performance; 4) finally, it will be offered a parallelism between Caliban and the Yoruba god Ogun. The parallelism will be shown to be necessary to assert the African legacy of Shakespeare’s monstrous creature.
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