Siamo circondati dagli errori, anche se non ci rendiamo conto che di essi si tratta. L’idea di questo lavoro nasce dalla constatazione che ci sono più errori che cose veritiere ed è così che ho cercato di osservare il complesso territorio degli errori, cercando di riannodare il filo di Arianna teorico-sociologico su questo tema, che si presenta non fortemente consolidato negli studi sociologici maggiormente presi in considerazione. Gli errori possono essere frutto di decisioni assurde (Morel 2002) o provenire da azioni razionali (Weber 1922, 1923) dirette a degli scopi e configurarsi come le conseguenze impreviste e non volute nei contesti socio-istituzionali. L’errore è l’effetto emergente di una situazione d’interdipendenza che orienta in modo cogente le scelte decisionali, messe in atto dagli individui/decisori, in funzione di protocolli e di linee guida specifiche. Può essere considerato un risultato non previsto o un effetto emergente e perverso di una o più azioni (Merton 1936, 1968; Boudon 1977) che mirano a un obiettivo (Weber 1922, 1923) oppure come una deviazione dell’azione rispetto agli obiettivi.L’errore è stato etichettato in diversi modi, tuttavia, è possibile raggruppare i vari tipi di errore in due grandi categorie: l’errore logico e l’errore empirico. Una cosa certa è che l’errore può avere cause oggettive (dovute alla situazione) e soggettive (derivanti dalla fallibilità e finitezza dell’uomo) ma la sua gravità dipende dai contesti situazionali e d’interdipendenza nei quali esso evolve.La difficoltà delle scelte decisionali innesca un complesso dibattito sull’introduzione negli ambienti di alto rischio (co- me ad esempio l’ambito medico-ospedaliero), di nuovi e più accurati meccanismi di valutazione e di controllo delle azioni da attuare, finalizzati alla riduzione delle variabili impreviste e della mortalità in ambito sanitario.

Il posto dell'errore. Un excursus sociologico

Loredana Tallarita
2018

Abstract

Siamo circondati dagli errori, anche se non ci rendiamo conto che di essi si tratta. L’idea di questo lavoro nasce dalla constatazione che ci sono più errori che cose veritiere ed è così che ho cercato di osservare il complesso territorio degli errori, cercando di riannodare il filo di Arianna teorico-sociologico su questo tema, che si presenta non fortemente consolidato negli studi sociologici maggiormente presi in considerazione. Gli errori possono essere frutto di decisioni assurde (Morel 2002) o provenire da azioni razionali (Weber 1922, 1923) dirette a degli scopi e configurarsi come le conseguenze impreviste e non volute nei contesti socio-istituzionali. L’errore è l’effetto emergente di una situazione d’interdipendenza che orienta in modo cogente le scelte decisionali, messe in atto dagli individui/decisori, in funzione di protocolli e di linee guida specifiche. Può essere considerato un risultato non previsto o un effetto emergente e perverso di una o più azioni (Merton 1936, 1968; Boudon 1977) che mirano a un obiettivo (Weber 1922, 1923) oppure come una deviazione dell’azione rispetto agli obiettivi.L’errore è stato etichettato in diversi modi, tuttavia, è possibile raggruppare i vari tipi di errore in due grandi categorie: l’errore logico e l’errore empirico. Una cosa certa è che l’errore può avere cause oggettive (dovute alla situazione) e soggettive (derivanti dalla fallibilità e finitezza dell’uomo) ma la sua gravità dipende dai contesti situazionali e d’interdipendenza nei quali esso evolve.La difficoltà delle scelte decisionali innesca un complesso dibattito sull’introduzione negli ambienti di alto rischio (co- me ad esempio l’ambito medico-ospedaliero), di nuovi e più accurati meccanismi di valutazione e di controllo delle azioni da attuare, finalizzati alla riduzione delle variabili impreviste e della mortalità in ambito sanitario.
978-88-6859-146-5
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11387/130307
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