Le scienze e le tecniche hanno dotato orami l'uomo di poteri sbalorditivi, che gli hanno permesso di superare ogni limite: spostamenti velocissimi, comunicazione senza limiti, internet, cure miracolose sono solo alcuni esempi che mostrano i prodigi realizzati dall'uomo. In questo panorama tecnico la medicina, l'economia, la religione, la psicoanalisi hanno regnato portando con sé una loro logica specifica (U. Galimberti, 2005). Ma una lettura della complessità dei fenomeni sociali, individuali e collettivi passa proprio tra il limite e l’indefinito, il misurato e il non misurabile e anche oggi ripropone una necessità speculativa e pedagogica di vichiana memoria. L’esperienza del limite si accompagna al vissuto della precarietà, fragilità, perdita in cui è difficile trovare elementi di equilibrio e stabilità e, quindi di certezza. Parlare di dolore, di perdita, di limite, quindi, non è facile ma non può rimanere taciuto il fatto che il confronto con il limite è fondamentale per la crescita, per l’identificazione, la costruzione della identità propria e di quella altrui. Oggi, in cui sembra che il principale obiettivo sociale sia quello rendere insensibili alla sofferenza, di alleviare ogni tipo di fatica, cercando di eliminare ogni forma di rischio, combattendo contro tutto e contro tutti, che significa parlare di limite? Che posto occupa il limite nella riflessione antropologia e pedagogica nello specifico?

Il limite tra vulnerabilità e possibilità

Alessandra Lo Piccolo
2019

Abstract

Le scienze e le tecniche hanno dotato orami l'uomo di poteri sbalorditivi, che gli hanno permesso di superare ogni limite: spostamenti velocissimi, comunicazione senza limiti, internet, cure miracolose sono solo alcuni esempi che mostrano i prodigi realizzati dall'uomo. In questo panorama tecnico la medicina, l'economia, la religione, la psicoanalisi hanno regnato portando con sé una loro logica specifica (U. Galimberti, 2005). Ma una lettura della complessità dei fenomeni sociali, individuali e collettivi passa proprio tra il limite e l’indefinito, il misurato e il non misurabile e anche oggi ripropone una necessità speculativa e pedagogica di vichiana memoria. L’esperienza del limite si accompagna al vissuto della precarietà, fragilità, perdita in cui è difficile trovare elementi di equilibrio e stabilità e, quindi di certezza. Parlare di dolore, di perdita, di limite, quindi, non è facile ma non può rimanere taciuto il fatto che il confronto con il limite è fondamentale per la crescita, per l’identificazione, la costruzione della identità propria e di quella altrui. Oggi, in cui sembra che il principale obiettivo sociale sia quello rendere insensibili alla sofferenza, di alleviare ogni tipo di fatica, cercando di eliminare ogni forma di rischio, combattendo contro tutto e contro tutti, che significa parlare di limite? Che posto occupa il limite nella riflessione antropologia e pedagogica nello specifico?
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