L’industrializzazione basata sui grandi stabilimenti petrolchimici non ha provocato alcun apprezzabile effetto virtuoso all’economia, le gigantesche raffinerie e gli stabilimenti chimici, sono le responsabili di notevoli squilibri del territorio, fonti di inquinamento, con una capacità bassa ad utilizzare mano d’opera in rapporto agli alti investimenti che questi impianti richiedono. Questo modello di sviluppo ha favorito l’ espansione dell’edilizia moderna spesso abusiva e priva di un pianificazione urbanistica che contrasta in modo stridente con lo splendore della città antica. Gela ha pagato e paga un prezzo altissimo per aver accettato un modello di sviluppo incentrato sulla chimica che determina un processo industriale estremamente inquinante di cui in questi ultimi anni tutti i paesi “ricchi” hanno cercato di disfarsene o di delocalizzarli, trasferendo gli impianti ad alto rischio ambientale e sanitario nei paesi del terzo mondo. Gela paga il sogno industrialista trovandosi oggi ad essere una città ad alto rischio ambientale, da una fiorente città del centro sud della Sicilia quale è stata storicamente, dotata di beni monumentali, archeologici e di una agricoltura altamente produttiva. Paga, inoltre, l’aver legato il proprio sviluppo economico e sociale ad un ciclo industriale altamente contaminante del territorio e nello stesso tempo “effimero” in quanto legato ad un ciclo produttivo destinato ad esaurirsi, voltando le spalle ai beni monumentali, archeologici e naturali che adeguatamente valorizzati avrebbero potuto ingenerare uno sviluppo duraturo e sostenibile del territorio.

Biodiversità vegetale e livelli di naturalità un’area sensibile della costa meridionale della Sicilia sottoposta ad elevato impatto ambientale

ANGELINI A;
2000

Abstract

L’industrializzazione basata sui grandi stabilimenti petrolchimici non ha provocato alcun apprezzabile effetto virtuoso all’economia, le gigantesche raffinerie e gli stabilimenti chimici, sono le responsabili di notevoli squilibri del territorio, fonti di inquinamento, con una capacità bassa ad utilizzare mano d’opera in rapporto agli alti investimenti che questi impianti richiedono. Questo modello di sviluppo ha favorito l’ espansione dell’edilizia moderna spesso abusiva e priva di un pianificazione urbanistica che contrasta in modo stridente con lo splendore della città antica. Gela ha pagato e paga un prezzo altissimo per aver accettato un modello di sviluppo incentrato sulla chimica che determina un processo industriale estremamente inquinante di cui in questi ultimi anni tutti i paesi “ricchi” hanno cercato di disfarsene o di delocalizzarli, trasferendo gli impianti ad alto rischio ambientale e sanitario nei paesi del terzo mondo. Gela paga il sogno industrialista trovandosi oggi ad essere una città ad alto rischio ambientale, da una fiorente città del centro sud della Sicilia quale è stata storicamente, dotata di beni monumentali, archeologici e di una agricoltura altamente produttiva. Paga, inoltre, l’aver legato il proprio sviluppo economico e sociale ad un ciclo industriale altamente contaminante del territorio e nello stesso tempo “effimero” in quanto legato ad un ciclo produttivo destinato ad esaurirsi, voltando le spalle ai beni monumentali, archeologici e naturali che adeguatamente valorizzati avrebbero potuto ingenerare uno sviluppo duraturo e sostenibile del territorio.
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