L’obiettivo primario che si pone il presente lavoro è sottolineare la necessità di una nuova cultura e conoscenza della disabilità centrata sul riconoscimento della persona come individuo in continua evoluzione. Da un lato una simile cultura impone necessariamente un’ottica progettuale e flessibile articolata su livelli teorico-operativi e sulla continua modificabilità del soggetto, da cogliere nella sua prospettiva biografica. Dall’altro lato necessita di un ripensamento dell’integrazione, intesa – sulla falsariga delle teorie psicoanalitiche – come “spazio riparativo” dove il disabile può sperimentare con gli educatori e gli insegnanti una serie di situazioni e di vissuti emotivo-affettivi che vengono elaborati, criticati, proiettati, ricostruiti ed integrati nel qui ed ora della relazione educativa. L’integrazione diviene così costruzione di luoghi di senso nei quali il disabile può trovare gli elementi, i mezzi per costruire la propria identità prerequisito fondamentale per il raggiungimento dell’autonomia. Lo scopo finale, dunque, è quello di promuovere una vera integrazione dei disabili nella comunità che li educa e li fa crescere. Perché ciò sia possibile è necessario un lavoro integrato in grado di coniugare l’aspetto educativo con quello didattico, quello terapeutico con quello riabilitativo e sociale, assicurando iniziative di vera promozione personale e sociale.

Complessità della persona e disabilità. Le nuove frontiere culturali dell'integrazione

MURDACA A.M.
2008

Abstract

L’obiettivo primario che si pone il presente lavoro è sottolineare la necessità di una nuova cultura e conoscenza della disabilità centrata sul riconoscimento della persona come individuo in continua evoluzione. Da un lato una simile cultura impone necessariamente un’ottica progettuale e flessibile articolata su livelli teorico-operativi e sulla continua modificabilità del soggetto, da cogliere nella sua prospettiva biografica. Dall’altro lato necessita di un ripensamento dell’integrazione, intesa – sulla falsariga delle teorie psicoanalitiche – come “spazio riparativo” dove il disabile può sperimentare con gli educatori e gli insegnanti una serie di situazioni e di vissuti emotivo-affettivi che vengono elaborati, criticati, proiettati, ricostruiti ed integrati nel qui ed ora della relazione educativa. L’integrazione diviene così costruzione di luoghi di senso nei quali il disabile può trovare gli elementi, i mezzi per costruire la propria identità prerequisito fondamentale per il raggiungimento dell’autonomia. Lo scopo finale, dunque, è quello di promuovere una vera integrazione dei disabili nella comunità che li educa e li fa crescere. Perché ciò sia possibile è necessario un lavoro integrato in grado di coniugare l’aspetto educativo con quello didattico, quello terapeutico con quello riabilitativo e sociale, assicurando iniziative di vera promozione personale e sociale.
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