Ripercorrendo gli ideali sottesi alle aspirazioni illuministiche che riducevano a mera bouche de la loi la figura del giudice, nonché gli assiomi del probabilismo morale che attribuivano prevalenza alla libertà ogniqualvolta risultasse incerto il confine tra il lecito e l’illecito, il saggio valorizza la portata del principio di legalità in presenza di un ragionevole dubbio ermeneutico, che dovrebbe determinare la scelta dell’opzione interpretativa più favorevole all’accusato tra le molteplici plausibili. Tale tesi è illustrata alla luce della prassi giurisprudenziale statunitense sulla rule of lenity , di cui si ricostruisce l’origine storica e che oggi è codificata in alcuni Stati americani, sulla base della sostanziale equivalenza epistemologica tra il fatto e il diritto. Postulando la derivazione della rule of lenity dal principio del nullum crimen e l’identità di ratio rispetto al principio di presunzione d’innocenza, si sostengono le ragioni in favore di una delimitazione del potere ‘creativo’ della giurisprudenza, nonché della codificazione di una regola che conferisca espressamente al favor liberatis valore di principio-guida per l’interpretazione di disposizioni penali suscettibili di più letture.

L’interpretazione favorevole all’incolpato: spunti storici e comparati per la codificazione di una clausola generale.

D. Zingales
2023-01-01

Abstract

Ripercorrendo gli ideali sottesi alle aspirazioni illuministiche che riducevano a mera bouche de la loi la figura del giudice, nonché gli assiomi del probabilismo morale che attribuivano prevalenza alla libertà ogniqualvolta risultasse incerto il confine tra il lecito e l’illecito, il saggio valorizza la portata del principio di legalità in presenza di un ragionevole dubbio ermeneutico, che dovrebbe determinare la scelta dell’opzione interpretativa più favorevole all’accusato tra le molteplici plausibili. Tale tesi è illustrata alla luce della prassi giurisprudenziale statunitense sulla rule of lenity , di cui si ricostruisce l’origine storica e che oggi è codificata in alcuni Stati americani, sulla base della sostanziale equivalenza epistemologica tra il fatto e il diritto. Postulando la derivazione della rule of lenity dal principio del nullum crimen e l’identità di ratio rispetto al principio di presunzione d’innocenza, si sostengono le ragioni in favore di una delimitazione del potere ‘creativo’ della giurisprudenza, nonché della codificazione di una regola che conferisca espressamente al favor liberatis valore di principio-guida per l’interpretazione di disposizioni penali suscettibili di più letture.
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