Il Piano Strategico si colloca in un contesto storico e territoriale profondamente segnato da dinamiche globali di transizione, instabilità e trasformazione. La crescente pressione sui sistemi naturali, il cambiamento climatico, l’erosione della biodiversità, la crisi energetica e l’emergenza alimentare rendono evidente la necessità di ripensare radicalmente i modelli di sviluppo, produzione e convivenza. In questo scenario, la “resilienza” — intesa non come semplice capacità di resistere agli shock, ma come possibilità di rigenerazione adattativa dei sistemi socio-ecologici — diventa una categoria centrale per ogni politica pubblica orientata alla sostenibilità. Il territorio del GAL Rocca di Cerere Geopark, collocato nell’entroterra siciliano e storicamente segnato da fenomeni di marginalità, spopolamento e sottoutilizzo delle risorse, può oggi essere letto alla luce di nuove opportunità. L’autosufficienza energetica e alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, il recupero del patrimonio ambientale e culturale, la riconversione ecologica delle filiere produttive e la promozione di forme di cittadinanza attiva e inclusiva rappresentano, per quest’area, non solo ambiti di intervento, ma anche direttrici strategiche per uno sviluppo territoriale nuovo, più giusto, più equilibrato e durevole. Il Piano propone un disegno territoriale che assume la sostenibilità come principio guida e l’integrazione tra settori come metodo operativo. A partire da una lettura aggiornata dei fabbisogni locali e delle potenzialità del territorio, il Piano si pone come strumento di orientamento e coordinamento delle politiche locali, con l’obiettivo di attivare progetti capaci di generare valore ambientale, sociale ed economico. In particolare, esso si struttura attorno ad alcune priorità strategiche: la transizione ecologica dei sistemi agricoli e produttivi, lo sviluppo del turismo esperienziale e sostenibile, la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, la costruzione di reti ecoculturali e di servizi territoriali integrati, il rafforzamento della partecipazione comunitaria e della capacità di governance multilivello. Tali priorità rispondono alla duplice necessità di ridurre gli impatti antropici sugli ecosistemi e, allo stesso tempo, di costruire nuovi sistemi di produzione e convivenza che valorizzino le risorse locali, le competenze diffuse e il capitale sociale del territorio. La centralità del tema ambientale — e in particolare del cambiamento climatico — emerge con evidenza nei dati: in Sicilia, l’aumento della temperatura media è superiore alla media globale, con un impatto diretto sul rischio di desertificazione, che riguarda oltre il 70% del territorio regionale. In questo quadro, la riconversione ecologica dell’economia non può essere più rimandata: diventa un imperativo non solo ambientale, ma anche economico e sociale. Il Piano ne assume gli obiettivi proponendo azioni integrate che favoriscano il risparmio delle risorse, la mobilità sostenibile, la riduzione dei rifiuti, la circolarità delle filiere, il riuso degli spazi, la rigenerazione dei paesaggi produttivi e la promozione della biodiversità. Altro elemento centrale è rappresentato dalla necessità di garantire equità territoriale e giustizia ambientale, superando gli squilibri tra aree urbane e interne, tra centro e periferia. Le aree rurali, se adeguatamente supportate, possono diventare laboratori di innovazione ambientale e sociale, capaci di produrre soluzioni fondate sulla prossimità, la cooperazione, l’autosufficienza e la cura dei beni comuni. Il Piano mira a rafforzare queste dinamiche, sostenendo progettualità che agiscano sul lungo periodo e mettano al centro i diritti di cittadinanza, la qualità della vita e la capacità dei territori di autogovernarsi. In tal senso, il Piano non è quindi un documento statico, ma un dispositivo aperto, da interpretare come strumento di lavoro per una governance condivisa dello sviluppo locale, capace di adattarsi nel tempo e di valorizzare le risorse materiali e immateriali del territorio. Infine, il Piano si propone come occasione per ripensare il ruolo stesso delle aree interne nel progetto di futuro della Sicilia. Non più territori marginali da compensare, ma spazi di sperimentazione, cura e rigenerazione: luoghi in cui provare a costruire, concretamente, modelli alternativi di economia e società.
PIANO STRATEGICO DELL'AREA DEL GAL ROCCA DI CERERE GEOPARK
Angelini Aurelio
;Barbarossa Luca;Ingrassia Marco;Fontana Mario
2025-01-01
Abstract
Il Piano Strategico si colloca in un contesto storico e territoriale profondamente segnato da dinamiche globali di transizione, instabilità e trasformazione. La crescente pressione sui sistemi naturali, il cambiamento climatico, l’erosione della biodiversità, la crisi energetica e l’emergenza alimentare rendono evidente la necessità di ripensare radicalmente i modelli di sviluppo, produzione e convivenza. In questo scenario, la “resilienza” — intesa non come semplice capacità di resistere agli shock, ma come possibilità di rigenerazione adattativa dei sistemi socio-ecologici — diventa una categoria centrale per ogni politica pubblica orientata alla sostenibilità. Il territorio del GAL Rocca di Cerere Geopark, collocato nell’entroterra siciliano e storicamente segnato da fenomeni di marginalità, spopolamento e sottoutilizzo delle risorse, può oggi essere letto alla luce di nuove opportunità. L’autosufficienza energetica e alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, il recupero del patrimonio ambientale e culturale, la riconversione ecologica delle filiere produttive e la promozione di forme di cittadinanza attiva e inclusiva rappresentano, per quest’area, non solo ambiti di intervento, ma anche direttrici strategiche per uno sviluppo territoriale nuovo, più giusto, più equilibrato e durevole. Il Piano propone un disegno territoriale che assume la sostenibilità come principio guida e l’integrazione tra settori come metodo operativo. A partire da una lettura aggiornata dei fabbisogni locali e delle potenzialità del territorio, il Piano si pone come strumento di orientamento e coordinamento delle politiche locali, con l’obiettivo di attivare progetti capaci di generare valore ambientale, sociale ed economico. In particolare, esso si struttura attorno ad alcune priorità strategiche: la transizione ecologica dei sistemi agricoli e produttivi, lo sviluppo del turismo esperienziale e sostenibile, la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, la costruzione di reti ecoculturali e di servizi territoriali integrati, il rafforzamento della partecipazione comunitaria e della capacità di governance multilivello. Tali priorità rispondono alla duplice necessità di ridurre gli impatti antropici sugli ecosistemi e, allo stesso tempo, di costruire nuovi sistemi di produzione e convivenza che valorizzino le risorse locali, le competenze diffuse e il capitale sociale del territorio. La centralità del tema ambientale — e in particolare del cambiamento climatico — emerge con evidenza nei dati: in Sicilia, l’aumento della temperatura media è superiore alla media globale, con un impatto diretto sul rischio di desertificazione, che riguarda oltre il 70% del territorio regionale. In questo quadro, la riconversione ecologica dell’economia non può essere più rimandata: diventa un imperativo non solo ambientale, ma anche economico e sociale. Il Piano ne assume gli obiettivi proponendo azioni integrate che favoriscano il risparmio delle risorse, la mobilità sostenibile, la riduzione dei rifiuti, la circolarità delle filiere, il riuso degli spazi, la rigenerazione dei paesaggi produttivi e la promozione della biodiversità. Altro elemento centrale è rappresentato dalla necessità di garantire equità territoriale e giustizia ambientale, superando gli squilibri tra aree urbane e interne, tra centro e periferia. Le aree rurali, se adeguatamente supportate, possono diventare laboratori di innovazione ambientale e sociale, capaci di produrre soluzioni fondate sulla prossimità, la cooperazione, l’autosufficienza e la cura dei beni comuni. Il Piano mira a rafforzare queste dinamiche, sostenendo progettualità che agiscano sul lungo periodo e mettano al centro i diritti di cittadinanza, la qualità della vita e la capacità dei territori di autogovernarsi. In tal senso, il Piano non è quindi un documento statico, ma un dispositivo aperto, da interpretare come strumento di lavoro per una governance condivisa dello sviluppo locale, capace di adattarsi nel tempo e di valorizzare le risorse materiali e immateriali del territorio. Infine, il Piano si propone come occasione per ripensare il ruolo stesso delle aree interne nel progetto di futuro della Sicilia. Non più territori marginali da compensare, ma spazi di sperimentazione, cura e rigenerazione: luoghi in cui provare a costruire, concretamente, modelli alternativi di economia e società.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


