The ecological crisis has sparked growing scientific and political interest in investigating its origins and consequences, revitalizing critical thinking that had languished in the shadows in recent decades. The challenge posed by the need to outline a program for the ecological transformation of the social and economic reproduction activities governed by global capital requires a broad and revitalized theoretical horizon capable of addressing contemporary technologies and their socio-ecological impact. Despite their growing centrality, wrongly considered the solution to the ecological and social crisis itself—such as, for example, the massive incorporation of artificial intelligence systems into the management of global systems of production, circulation, and consumption—reflection on technologies remains insufficient. They are studied in a fragmented manner, shrouded in a positive bias that obscures their connections to the process of capital's self-valorization, economic growth, ecological destruction, and social inequalities. None of these analytical gaps is accidental. They derive from assumptions that form a consolidated conception of technology, whose two main characteristics are neutrality and autonomy: this is a very different conception from that which the Greeks had of their téchnai as a world of skills and knowledge that had to – rightly or wrongly – be controlled. 2 Unlike the technology of industrial modernity, ancient téchne was deeply implicated in the social forms that promoted or inhibited it, making it a sphere of activity that would never become autotelic, nor would it ever be bent and used to shape a “world order” or a unique, indisputable, and all-encompassing way of life, that of capital.

La crisi ecologica ha suscitato un crescente interesse scientifico e politico per indagare le sue origini e conseguenze rivitalizzando un pensiero critico che nelle ultime decadi era rimasto in ombra. La sfida posta dalla necessità di delineare un programma di trasformazione ecologica delle attività di riproduzione sociale ed economica governate dal capitale globale, richiede un vasto e rigenerato orizzonte teorico in grado di confrontarsi con le tecnologie del presente e il loro impatto socio-ecologico. Nonostante la loro crescente centralità, ritenute a torto la soluzione della medesima crisi ecologica e sociale – come, per esempio, l’incorporazio ne massiccia di sistemi di intelligenza artificiale nella gestione dei sistemi globali di produzione, circolazione e consumo - la riflessione sulle tecniche rimane insufficiente. Esse vengono studiate in modo frammentario, avvolte da un pregiudizio positivo che nasconde i suoi legami con il processo di autovalorizzazione del capitale, la crescita economica, la distruzione ecologica e le disuguaglianze sociali. Nessuna di queste lacune analitiche è casuale. Esse derivano da presupposti che formano una concezione consolidata della tecnica, le cui due caratteristiche principali sono la neutralità e l’autonomia: si tratta una concezione molto diversa da quella che i greci avevano delle loro téchnai in quanto un mondo di competenze e saperi che doveva – a torto o a ragione – essere controllato2. A differenza della tecnica della modernità industriale, la téchne antica era profondamente implicata nelle forme sociali che la promuovevano o inibivano, rendendola una sfera di attività che non sarebbe mai divenuta autotelica, né sarebbe mai stata piegata e usata per plasmare un “ordinamento del mondo” o un modo di vita unico, indiscutibile e totalizzante, quello del capitale.

Crisi ecologica e téchne. L’intelligenza artificiale e l’illusione della neutralità tecnologica. Per un governo democratico, sociale ed ecologico dell’innovazione.

Angelini A;
2026-01-01

Abstract

The ecological crisis has sparked growing scientific and political interest in investigating its origins and consequences, revitalizing critical thinking that had languished in the shadows in recent decades. The challenge posed by the need to outline a program for the ecological transformation of the social and economic reproduction activities governed by global capital requires a broad and revitalized theoretical horizon capable of addressing contemporary technologies and their socio-ecological impact. Despite their growing centrality, wrongly considered the solution to the ecological and social crisis itself—such as, for example, the massive incorporation of artificial intelligence systems into the management of global systems of production, circulation, and consumption—reflection on technologies remains insufficient. They are studied in a fragmented manner, shrouded in a positive bias that obscures their connections to the process of capital's self-valorization, economic growth, ecological destruction, and social inequalities. None of these analytical gaps is accidental. They derive from assumptions that form a consolidated conception of technology, whose two main characteristics are neutrality and autonomy: this is a very different conception from that which the Greeks had of their téchnai as a world of skills and knowledge that had to – rightly or wrongly – be controlled. 2 Unlike the technology of industrial modernity, ancient téchne was deeply implicated in the social forms that promoted or inhibited it, making it a sphere of activity that would never become autotelic, nor would it ever be bent and used to shape a “world order” or a unique, indisputable, and all-encompassing way of life, that of capital.
2026
La crisi ecologica ha suscitato un crescente interesse scientifico e politico per indagare le sue origini e conseguenze rivitalizzando un pensiero critico che nelle ultime decadi era rimasto in ombra. La sfida posta dalla necessità di delineare un programma di trasformazione ecologica delle attività di riproduzione sociale ed economica governate dal capitale globale, richiede un vasto e rigenerato orizzonte teorico in grado di confrontarsi con le tecnologie del presente e il loro impatto socio-ecologico. Nonostante la loro crescente centralità, ritenute a torto la soluzione della medesima crisi ecologica e sociale – come, per esempio, l’incorporazio ne massiccia di sistemi di intelligenza artificiale nella gestione dei sistemi globali di produzione, circolazione e consumo - la riflessione sulle tecniche rimane insufficiente. Esse vengono studiate in modo frammentario, avvolte da un pregiudizio positivo che nasconde i suoi legami con il processo di autovalorizzazione del capitale, la crescita economica, la distruzione ecologica e le disuguaglianze sociali. Nessuna di queste lacune analitiche è casuale. Esse derivano da presupposti che formano una concezione consolidata della tecnica, le cui due caratteristiche principali sono la neutralità e l’autonomia: si tratta una concezione molto diversa da quella che i greci avevano delle loro téchnai in quanto un mondo di competenze e saperi che doveva – a torto o a ragione – essere controllato2. A differenza della tecnica della modernità industriale, la téchne antica era profondamente implicata nelle forme sociali che la promuovevano o inibivano, rendendola una sfera di attività che non sarebbe mai divenuta autotelica, né sarebbe mai stata piegata e usata per plasmare un “ordinamento del mondo” o un modo di vita unico, indiscutibile e totalizzante, quello del capitale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11387/211373
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