Nei Paesi appartenenti al novero delle c.d. “moderne democrazie occidentali” si assiste, ormai da tempo, ad una diffusa crisi della classica forma di rappresentanza politico-partitica. Connessa al processo di frammentazione delle identità e delle ideologie politiche sorte tra la fine del XIX e l’inizio del XX sec. e consolidatasi nel secondo dopoguerra, tale crisi è stata altresì alimentata dal fenomeno di “globalizzazione” socio-politica ed economica, che ha significativamente inciso anche sul piano della tutela giuridica degli interessi collettivi, e che si manifesta nella incapacità del decisore politico di interpretare ed attuare le istanze provenienti dalla collettività, determinando così un significativo vulnus ad uno dei principi fondativi del moderno Stato di diritto: la “sovranità popolare”. Muovendo dalla analisi dell’esperienza giuridica statunitense, il presente contributo articola una riflessione sul tema del lobbying, inteso come “forma” di rappresentanza politica complementare a quella elettiva, eventualmente funzionale a salvaguardare il valore del summenzionato principio. Ciò al fine di asseverare la “fisiologica integrazione” del lobbying nei sistemi di moderna democrazia pluralista statale; nonché di superare la pregiudiziale raffigurazione del predetto fenomeno – soprattutto in ambito europeo – come avente natura essenzialmente corruttiva e non, invece, intrinsecamente democratica.

Rappresentanza politica e lobbying: teoria e normativa. Tipicità ed interferenze del modello statunitense

DI MARIA, Roberto
2013

Abstract

Nei Paesi appartenenti al novero delle c.d. “moderne democrazie occidentali” si assiste, ormai da tempo, ad una diffusa crisi della classica forma di rappresentanza politico-partitica. Connessa al processo di frammentazione delle identità e delle ideologie politiche sorte tra la fine del XIX e l’inizio del XX sec. e consolidatasi nel secondo dopoguerra, tale crisi è stata altresì alimentata dal fenomeno di “globalizzazione” socio-politica ed economica, che ha significativamente inciso anche sul piano della tutela giuridica degli interessi collettivi, e che si manifesta nella incapacità del decisore politico di interpretare ed attuare le istanze provenienti dalla collettività, determinando così un significativo vulnus ad uno dei principi fondativi del moderno Stato di diritto: la “sovranità popolare”. Muovendo dalla analisi dell’esperienza giuridica statunitense, il presente contributo articola una riflessione sul tema del lobbying, inteso come “forma” di rappresentanza politica complementare a quella elettiva, eventualmente funzionale a salvaguardare il valore del summenzionato principio. Ciò al fine di asseverare la “fisiologica integrazione” del lobbying nei sistemi di moderna democrazia pluralista statale; nonché di superare la pregiudiziale raffigurazione del predetto fenomeno – soprattutto in ambito europeo – come avente natura essenzialmente corruttiva e non, invece, intrinsecamente democratica.
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