Il nostro incontro con il mondo da conoscere parte dal corpo, dall’interrelazione tra soggetto e oggetto, la reciprocità che si crea tra il corpo proprio e gli altri incontrati con i gesti, gli occhi, le parole. La soggettività si costruisce anche in forza dello sguardo altrui ed è inevitabilmente intersoggettività. I messaggi corporei, consapevoli o no, il canale che fa della fisicità comunicazione, sperimentazione, ricerca singolare e collettiva, ci rimandano un esser corpo che rivela me stesso all’altro e, anche, a me. Essere nella relazione come corpo implica una consapevolezza, un rispetto della corporeità altrui che è connotabile con i termini di responsabilità e cura. Mentre il concetto di possedere un corpo rimanda all’idea di poterne far uso, l’essere corpo comporta un rovesciamento radicale che disegna la soggettività come corporeità vissuta. Così il corpo tutto intero entra a far parte della dimensione comunicativa e metacomunicativa, il contatto corporeo è il luogo della relazione per eccellenza, il bisogno primario che sperimentiamo con l’arrivo delle nostre piccole mani nel mondo. L’educazione psicomotoria, in enorme espansione tra gli interessi di genitori, educatori, insegnanti, rappresenta un campo di grande valenza pedagogica in quanto porta con sé un fortissimo potenziale educativo e formativo per il bambino e anche per l’adulto, e un incentivo per lo sviluppo armonico della sua personalità. L'educazione psicomotoria nell'azione educativa mira a una formazione di base indispensabile ad ogni bambino, sia esso normale o disabile. Per un insegnante, un formatore, un operatore sociale, l’aspetto dell’ascolto corporeo che si fa relazione è un percorso interessante su cui confrontarsi direttamente e avviare vere e proprie indagini personali, in tempi e modalità oziose non legate ad ansie da prestazione, a postulate efficienze valutative.

Un corpo per esistere, percorsi pedagogici

LO PICCOLO, Alessandra
2008

Abstract

Il nostro incontro con il mondo da conoscere parte dal corpo, dall’interrelazione tra soggetto e oggetto, la reciprocità che si crea tra il corpo proprio e gli altri incontrati con i gesti, gli occhi, le parole. La soggettività si costruisce anche in forza dello sguardo altrui ed è inevitabilmente intersoggettività. I messaggi corporei, consapevoli o no, il canale che fa della fisicità comunicazione, sperimentazione, ricerca singolare e collettiva, ci rimandano un esser corpo che rivela me stesso all’altro e, anche, a me. Essere nella relazione come corpo implica una consapevolezza, un rispetto della corporeità altrui che è connotabile con i termini di responsabilità e cura. Mentre il concetto di possedere un corpo rimanda all’idea di poterne far uso, l’essere corpo comporta un rovesciamento radicale che disegna la soggettività come corporeità vissuta. Così il corpo tutto intero entra a far parte della dimensione comunicativa e metacomunicativa, il contatto corporeo è il luogo della relazione per eccellenza, il bisogno primario che sperimentiamo con l’arrivo delle nostre piccole mani nel mondo. L’educazione psicomotoria, in enorme espansione tra gli interessi di genitori, educatori, insegnanti, rappresenta un campo di grande valenza pedagogica in quanto porta con sé un fortissimo potenziale educativo e formativo per il bambino e anche per l’adulto, e un incentivo per lo sviluppo armonico della sua personalità. L'educazione psicomotoria nell'azione educativa mira a una formazione di base indispensabile ad ogni bambino, sia esso normale o disabile. Per un insegnante, un formatore, un operatore sociale, l’aspetto dell’ascolto corporeo che si fa relazione è un percorso interessante su cui confrontarsi direttamente e avviare vere e proprie indagini personali, in tempi e modalità oziose non legate ad ansie da prestazione, a postulate efficienze valutative.
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