La questione del debito estero è un argomento che negli ultimi decenni si è posto come oggetto di acceso dibattito sia da parte dell’opinione pubblica, sia nelle sedi dei più importanti organismi internazionali. In effetti, il cosiddetto “debito”, che per alcuni Paesi potrebbe essere considerato fisiologico e quasi “indispensabile” allo sviluppo, secondo alcune teorie economiche consolidate, si è di fatto trasformato in moltissimi casi in una vera e propria “zavorra” per gli stessi Paesi le cui economie invece di decollare si trovano “schiacciate” dal peso degli interessi e non riescono né a gestire le scadenze e neppure le esigenze della popolazione. E’ questo ad esempio il caso del debito dei Paesi africani, anche se esso rappresenta solo una piccola fetta di tutto il debito estero a livello mondiale. Dopo aver introdotto l’argomento, l’elaborato si propone di sintetizzare l’excursus storico della nascita del debito, i vari approcci dei diversi soggetti internazionali, alla luce delle argomentazioni economiche che hanno via via influenzato la comunità mondiale, ed i più recenti orientamenti. E, nonostante i vari approcci e le diverse iniziative intraprese dalla comunità internazionale per tentare di risolvere o quantomeno contenere gli effetti negativi di tale fenomeno, sembra non si sia giunti ancora a delle soluzioni adeguate. Sicuramente i vari elementi da coordinare e gli interessi da tutelare sono molteplici come lo sono i soggetti coinvolti (gli organismi internazionali, i Governi dei singoli Stati, sia di quelli più ricchi sia di quelli più poveri, i background culturali dei singoli territori, le imprese multinazionali, i privati, gli istituti finanziari e le banche, le Organizzazioni non governative,…) Dopo aver introdotto l’argomento, l’elaborato si propone di sintetizzare l’excursus storico della nascita del debito, i vari approcci dei diversi soggetti internazionali, alla luce delle argomentazioni economiche che hanno via via influenzato la comunità mondiale, ed i più recenti orientamenti. Sembrerebbe, infatti, che il focus della questione si sia man mano spostato dalla semplice “cancellazione del debito” all’effettivo grado di sviluppo delle popolazioni, partendo sempre più dal basso, cioè dalle esigenze delle famiglie, e non solo delle attività governative. La ricerca presentata nella pubblicazione sembrerebbe rafforzata l’ipotesi che la semplice “riduzione del debito”, sebbene necessaria, non sia uno strumento adeguato a risolvere in maniera opportuna le esigenze di ogni Paese in via di Sviluppo. In un’economia globalizzata come quella attuale sono richiesti più efficaci e maggiori interventi sinergici. In quest’ottica, le responsabilità degli Stati hanno una duplice sfaccettatura, sia da un punto di vista individuale, sia da un punto di vista del peso dei singoli Paesi nelle decisioni determinate collegialmente. Nuovi protagonisti sia come Stati, sia da parte della società civile si affacciano nello scenario economico del pianeta: una Cina competitiva caratterizzata da una peculiare forma di “colonizzazione gialla” perpetrata soprattutto nel Continente Africano; una India avanzata come ultima frontiera dell’hi-tech oppure le Organizzazioni non Governative, nate soprattutto come gruppi di pressione a livello dell’opinione pubblica con effetti anche sulle decisioni internazionali. Ed in questo poliedrico e multietnico panorama, che, nonostante i dibattiti e le decisioni internazionali, una enorme massa di popolazione si trova in stato di povertà estrema, con contrasti sempre più evidenti anche a livello di una stessa Nazione. Nobel per l’Economia come Sen o Stiglits hanno analizzato le situazioni attuali ed hanno ipotizzato alternative possibili. Il Nobel per la Pace 2006, Yunus ha dimostrato, con l’esperienza ultradecennale della Grameen Bank, come sia possibile ridare dignità anche ai poveri più poveri. Studiosi come Sachs, hanno suggerito strategie globali di lotta per la riduzione della povertà estrema. E la comunità internazionale appare sempre più orientata verso i problemi sociali, con un’agenda fittissima di impegni e Forum (l’ultimo a Nairobi nel gennaio 2007 con importanti ma, per certi sensi, disomogenee argomentazioni). Tuttavia, secondo la presente pubblicazione, è solo attraverso un radicale riesame di ogni decisione, di ogni orientamento intrapreso, nonché di ogni obiettivo designato che sarà possibile raggiungere risultati apprezzabili di comune interesse. Pertanto, dalla ricerca emerge come la semplice cancellazione del debito di un Paese povero non è sufficiente a risollevare la situazione di quella popolazione, se non passa attraverso il sostegno mirato alle famiglie, alle attività produttive ed infine anche al suo Governo. Questi aiuti – secondo la presente ricerca - che dovrebbero giungere dalla comunità internazionale, non potrebbero costituirsi se non con il preciso volere di ogni singolo individuo che responsabilmente indirizzi le proprie azioni verso un’educazione al consumo critico, al mercato equo e solidale, al rispetto per l’ambiente ed, infine, ad una coscienza che prescindendo dall’io egoistico, si faccia carico, ciascuno per quanto gli competa, di un destino comune.

Il Debito pubblico dei Paesi in Via di Sviluppo

SABATINO, MICHELE
2008

Abstract

La questione del debito estero è un argomento che negli ultimi decenni si è posto come oggetto di acceso dibattito sia da parte dell’opinione pubblica, sia nelle sedi dei più importanti organismi internazionali. In effetti, il cosiddetto “debito”, che per alcuni Paesi potrebbe essere considerato fisiologico e quasi “indispensabile” allo sviluppo, secondo alcune teorie economiche consolidate, si è di fatto trasformato in moltissimi casi in una vera e propria “zavorra” per gli stessi Paesi le cui economie invece di decollare si trovano “schiacciate” dal peso degli interessi e non riescono né a gestire le scadenze e neppure le esigenze della popolazione. E’ questo ad esempio il caso del debito dei Paesi africani, anche se esso rappresenta solo una piccola fetta di tutto il debito estero a livello mondiale. Dopo aver introdotto l’argomento, l’elaborato si propone di sintetizzare l’excursus storico della nascita del debito, i vari approcci dei diversi soggetti internazionali, alla luce delle argomentazioni economiche che hanno via via influenzato la comunità mondiale, ed i più recenti orientamenti. E, nonostante i vari approcci e le diverse iniziative intraprese dalla comunità internazionale per tentare di risolvere o quantomeno contenere gli effetti negativi di tale fenomeno, sembra non si sia giunti ancora a delle soluzioni adeguate. Sicuramente i vari elementi da coordinare e gli interessi da tutelare sono molteplici come lo sono i soggetti coinvolti (gli organismi internazionali, i Governi dei singoli Stati, sia di quelli più ricchi sia di quelli più poveri, i background culturali dei singoli territori, le imprese multinazionali, i privati, gli istituti finanziari e le banche, le Organizzazioni non governative,…) Dopo aver introdotto l’argomento, l’elaborato si propone di sintetizzare l’excursus storico della nascita del debito, i vari approcci dei diversi soggetti internazionali, alla luce delle argomentazioni economiche che hanno via via influenzato la comunità mondiale, ed i più recenti orientamenti. Sembrerebbe, infatti, che il focus della questione si sia man mano spostato dalla semplice “cancellazione del debito” all’effettivo grado di sviluppo delle popolazioni, partendo sempre più dal basso, cioè dalle esigenze delle famiglie, e non solo delle attività governative. La ricerca presentata nella pubblicazione sembrerebbe rafforzata l’ipotesi che la semplice “riduzione del debito”, sebbene necessaria, non sia uno strumento adeguato a risolvere in maniera opportuna le esigenze di ogni Paese in via di Sviluppo. In un’economia globalizzata come quella attuale sono richiesti più efficaci e maggiori interventi sinergici. In quest’ottica, le responsabilità degli Stati hanno una duplice sfaccettatura, sia da un punto di vista individuale, sia da un punto di vista del peso dei singoli Paesi nelle decisioni determinate collegialmente. Nuovi protagonisti sia come Stati, sia da parte della società civile si affacciano nello scenario economico del pianeta: una Cina competitiva caratterizzata da una peculiare forma di “colonizzazione gialla” perpetrata soprattutto nel Continente Africano; una India avanzata come ultima frontiera dell’hi-tech oppure le Organizzazioni non Governative, nate soprattutto come gruppi di pressione a livello dell’opinione pubblica con effetti anche sulle decisioni internazionali. Ed in questo poliedrico e multietnico panorama, che, nonostante i dibattiti e le decisioni internazionali, una enorme massa di popolazione si trova in stato di povertà estrema, con contrasti sempre più evidenti anche a livello di una stessa Nazione. Nobel per l’Economia come Sen o Stiglits hanno analizzato le situazioni attuali ed hanno ipotizzato alternative possibili. Il Nobel per la Pace 2006, Yunus ha dimostrato, con l’esperienza ultradecennale della Grameen Bank, come sia possibile ridare dignità anche ai poveri più poveri. Studiosi come Sachs, hanno suggerito strategie globali di lotta per la riduzione della povertà estrema. E la comunità internazionale appare sempre più orientata verso i problemi sociali, con un’agenda fittissima di impegni e Forum (l’ultimo a Nairobi nel gennaio 2007 con importanti ma, per certi sensi, disomogenee argomentazioni). Tuttavia, secondo la presente pubblicazione, è solo attraverso un radicale riesame di ogni decisione, di ogni orientamento intrapreso, nonché di ogni obiettivo designato che sarà possibile raggiungere risultati apprezzabili di comune interesse. Pertanto, dalla ricerca emerge come la semplice cancellazione del debito di un Paese povero non è sufficiente a risollevare la situazione di quella popolazione, se non passa attraverso il sostegno mirato alle famiglie, alle attività produttive ed infine anche al suo Governo. Questi aiuti – secondo la presente ricerca - che dovrebbero giungere dalla comunità internazionale, non potrebbero costituirsi se non con il preciso volere di ogni singolo individuo che responsabilmente indirizzi le proprie azioni verso un’educazione al consumo critico, al mercato equo e solidale, al rispetto per l’ambiente ed, infine, ad una coscienza che prescindendo dall’io egoistico, si faccia carico, ciascuno per quanto gli competa, di un destino comune.
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