Il teatro, nelle sue forme autentiche, si presenta come una componente costitutiva dell’esperienza umana, capace di accompagnare e interpretare i percorsi esistenziali in ogni tempo e luogo. La sua matrice antropologica universale ne evidenzia il valore come risorsa educativa essenziale, da introdurre sin dai primi anni di scolarizzazione. L’integrazione del codice teatrale nei contesti formativi, infatti, consente alla pratica educativa di attingere a dimensioni simboliche, estetiche e relazionali che il teatro è in grado di attivare e rendere generative. Non si tratta, tuttavia, soltanto di chiedersi come il teatro possa essere inserito nei percorsi formativi, ma di comprendere perché esso occupi da sempre un posto privilegiato nelle pratiche culturali dell’umanità e quale significato assuma oggi nell’educazione. In questa direzione, il presente contributo intende approfondire la natura del legame tra teatro e formazione, con particolare attenzione al suo statuto pedagogico e metodologico. La questione centrale non riguarda unicamente l’efficacia delle pratiche teatrali nelle diverse esperienze educative, ma il senso stesso della loro presenza: se il teatro possa essere riconosciuto come forma costitutiva dell’educare, radicata nei bisogni simbolici e relazionali che sostengono lo sviluppo della persona. Assumerlo come via privilegiata della didattica significa sottrarlo a una funzione occasionale per collocarlo entro una progettualità consapevole, capace di intrecciare dimensione ludica, espressiva e cognitiva. L’esperienza teatrale si configura così come spazio di apprendimento inclusivo, in cui la conoscenza prende corpo nel gesto, nella voce e nella relazione, favorendo processi di comprensione profonda, cooperazione e costruzione condivisa di senso.

Il vissuto teatrale nella didattica: la scena come spazio formativo e inclusivo

Enza Manila Raimondo;Marinella Muscarà
2025-01-01

Abstract

Il teatro, nelle sue forme autentiche, si presenta come una componente costitutiva dell’esperienza umana, capace di accompagnare e interpretare i percorsi esistenziali in ogni tempo e luogo. La sua matrice antropologica universale ne evidenzia il valore come risorsa educativa essenziale, da introdurre sin dai primi anni di scolarizzazione. L’integrazione del codice teatrale nei contesti formativi, infatti, consente alla pratica educativa di attingere a dimensioni simboliche, estetiche e relazionali che il teatro è in grado di attivare e rendere generative. Non si tratta, tuttavia, soltanto di chiedersi come il teatro possa essere inserito nei percorsi formativi, ma di comprendere perché esso occupi da sempre un posto privilegiato nelle pratiche culturali dell’umanità e quale significato assuma oggi nell’educazione. In questa direzione, il presente contributo intende approfondire la natura del legame tra teatro e formazione, con particolare attenzione al suo statuto pedagogico e metodologico. La questione centrale non riguarda unicamente l’efficacia delle pratiche teatrali nelle diverse esperienze educative, ma il senso stesso della loro presenza: se il teatro possa essere riconosciuto come forma costitutiva dell’educare, radicata nei bisogni simbolici e relazionali che sostengono lo sviluppo della persona. Assumerlo come via privilegiata della didattica significa sottrarlo a una funzione occasionale per collocarlo entro una progettualità consapevole, capace di intrecciare dimensione ludica, espressiva e cognitiva. L’esperienza teatrale si configura così come spazio di apprendimento inclusivo, in cui la conoscenza prende corpo nel gesto, nella voce e nella relazione, favorendo processi di comprensione profonda, cooperazione e costruzione condivisa di senso.
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